venerdì 19 dicembre 2014

MAFIA. LA DIA IN UNA TASK FORCE FA FRANARE IL TERRENO A MATTEO MESSINA DENARO. DOPO 21 ANNI SI CONCRETIZZA SEMPRE PIU' LA CATTURA

Sarà difficile per Matteo Messina Denaro godersi le festività natalizie. Dopo averle avute rovinate un anno fa con l'arresto di sua sorella Anna Patrizia e del nipote preferito Francesco Guttadauro, arrestati nella prima operazione Eden, assieme ad altri parenti e a parecchi fiancheggiatori del clan castelvetranese, il boss più ricercato d'Italia in queste ore non dorme sereno. "Ci avviciniamo alla cattura di Matteo Messina Denaro, come indicano le recenti operazioni di sequestro di beni al suo clan. Non daremo tregua - ha annunciato il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, intervenendo alla conferenza di presentazione del bilancio 2014 della Dia - nella sua caccia". Sotto i colpi inferti dalla Direzione Distrettuale Antimafia il terreno sta franando a Messina Denaro. Da qualche settimana una task force composta da Ros, Gico e Polizia batte i cieli e le strade dell'isola, per catturare l'ultimo dei "corleonesi" ancora in libertà. "Adesso si fa tutto insieme" afferma il procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato, presentando le nuove linee-guida per la costituita task force. L'obiettivo è tracciare un quadro indiziario "comune" per mettere a segno la cattura dell'ultimo grande latitante della vecchia Cupola. Quel Matteo Messina Denaro che dal 1993 si è dato alla macchia, sparendo nel nulla, gode non soltanto del supporto logistico dell'organizzazione criminale che dirige, ma anche e soprattutto di una fitta rete di rapporti fondata sull'omertà. Il Ministro Alfano ha ricordato il ministro,che "mafioso è il metodo e la cultura di chi si associa utilizzando lo strumento dell'intimidazione ed il meccanismo dell'omertà al fine di aggiudicarsi appalti e commesse". Il patrimonio del capomafia, col sequestro di complessi aziendali, beni mobili, terreni e fabbricati, per un valore complessivo di venti milioni di euro, è stato intaccato appena una settimana fa e in relazione ai provvedimenti di sequestro l'Assessore Regionale all'Agricoltura, Nino Caleca, ha dichiarato di aver "dato disposizioni ai Dipartimenti dell'Assessorato Agricoltura di verificare se tra le imprese beneficiarie di contributi pubblici vi siano le aziende che, secondo le indagini giudiziarie, siano riconducibili alla "famiglia" mafiosa dei Messina Denaro. Desidero, per quanto in mio potere, fornire ogni utile contributo alla trasparenza degli atti della pubblica amministrazione, attivando ogni collaborazione possibile con le Forze di Polizia, affinché - ha puntualizzato Caleca - neanche un centesimo di risorse pubbliche possa finire in mano delle organizzazioni mafiose e criminali". Ieri, sono stati eseguiti altri sedici ordini di custodia cautelare in carcere, emessi su richiesta della procura distrettuale antimafia di Palermo, nei confronti di presunti affiliati al clan capeggiato dal boss Matteo Messina Denaro, per associazione di tipo mafioso, estorsione, rapina pluriaggravata, sequestro di persona ed altri reati aggravati dalle finalità mafiose. L'operazione antimafia è stata condotta tra Castelvetrano e Palermo dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani. Il vento sta cambiando per il boss castelvetranese. Dietro ad investigatori e magistrati ci sono il cugino acquisito Lorenzo Cimarosa e il collaboratore Don Vito Galatolo che svuotano, giorno dopo giorno, il "proprio" sacco. L'idea che le indagini potrebbero essere davvero ad una svolta prende sempre più corpo. 

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