lunedì 15 dicembre 2014

MAFIA. ALTRI €.20 MILIONI DI BENI IN MENO PER SOSTENERE LA LATITANZA DI MESSINA DENARO

Ad un anno dall'operazione Eden, che all'alba di Santa Lucia portò in carcere trenta persone appartenenti al clan di Messina Denaro, tra i quali la sorella del boss latitante, Anna Patrizia, il nipote, Francesco Guttadauro, e i cugini Mario Messina Denaro, Giovanni Filardo e Lorenzo Cimarosa, il maxi sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro, effettuato ieri dai Carabinieri del Ros e dal Gico, ha interessato diversi imprenditori, tutti arrestati nel dicembre 2013 in quanto coinvolti, a vario titolo, nel supporto alla latitanza di Messina Denaro e nel controllo degli interessi economici a lui riconducibili. Grazie alle indagini, sotto la direzione della Procura distrettuale Antimafia di Palermo, è stato ricostruito quello che viene ritenuto essere il circuito imprenditoriale di Messina Denaro, che attraverso prestanome avrebbero garantito ricchezza e protezione. Un lungo elenco tra complessi aziendali, società e ditte individuali, attività agricole e commerciali, terreni, fabbricati, immobili, autoveicoli e disponibilità finanziarie, dalle polizze assicurative, passando per titoli azionari e rapporti bancari, ai depositi a risparmio, è finito così sotto sequestro, facendo capire quanto radicata sia l'infiltrazione mafiosa nell'economia. I provvedimenti, emessi dalle sezioni Misure di prevenzione dei tribunali di Palermo e Trapani, hanno raggiunto i cugini del boss latitante, Mario Messina Denaro, che per conto del boss si sarebbe occupato di estorsioni, e Giovanni Filardo, impegnato nel settore dell'edilizia, che con un patrimonio a sei zeri dichiarava pochissimo al fisco. Ma l'ultimo business di Matteo Messina Denaro ruotava attorno all'impresa olivicola "Fontane d'oro sas", una realtà importante del settore. Ufficialmente era intestata a Vincenzo Torino ed Aldo Tonino Di Stefano, due imprenditori di Campobello di Mazara, ma in realtà sarebbe stata diretta da uno dei fedelissimi del boss latitante, Francesco Luppino. Dopo le prime indagini ed un sequestro, l'imprenditore trapanese Aldo Di Stefano si sarebbe prodigato per far trasferire due rami dell'oleificio ad altri prestanome, per coprire la gestione di Luppino. Inoltre, tra i decreti del maxi sequestro sono rientrati i beni di Francesco Spezia, ritenuto intestatario fittizio della Spe.Fra Costruzioni srl, e di Antonino Lo Sciuto, Girolamo Cangialosi e Nicolò Polizzi, uomo d'onore della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara. La ricostruzione degli interessi economici di questi ultimi tre imprenditori si intreccia con le vicende di alcuni grandi appalti e dei rapporti fra Luppino e i boss di San Lorenzo, Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Dopo l'arresto di Luppino, Polizzi sarebbe diventato il "referente nella gestione di alcune operazioni propedeutiche alla realizzazione del villaggio turistico della catena Valtur, in località Tre Fontane a Campobello di Mazara, ad opera della società Mediterraneo Villages di Carmelo Patti". Intanto, per Messina Denaro, le società B.F Costruzioni srl di Giovanni Filardo e la M.G Costruzioni srl di Lorenzo Cimarosa ed Antonino Lo Sciuto erano dei veri e propri punti di riferimento economico. "Le indagini - scrivono gli investigatori - hanno accertato l'esistenza di un articolato circuito imprenditoriale, che assicurava di fatto il controllo quasi monopolistico nel settore dell'edilizia e relativo indotto, mediante la gestione e la realizzazione di importanti commesse, tra cui opere di completamento di aree industriali, parchi eolici, strade pubbliche e ristoranti". L'organizzazione era in grado di monitorare le opere di maggiore rilevanza del territorio castelveranese, come ad esempio le strade della zona industriale, le opere di completamento del polo tecnologico di contrada Airone, la struttura del Mc Donald's, le piazzole e le sottostazioni elettriche del parco eolico "Ventodivino", a Mazara del Vallo, in barba al protocollo di legalità firmato fra la Prefettura di Trapani e l'impresa appaltante, la "Fera Srl", intervenendo nella loro esecuzione con una fitta rete di società controllate in modo diretto o indiretto da imprenditori mafiosi. "Il contrasto patrimoniale - ha dichiarato il generale Giancarlo Trotta, comandante provinciale della Guardia di finanza di Palermo - resta la via maestra per la lotta alla mafia. E lo facciamo mettendo a sistema le professionalità maturate da più forze di polizia nel corso di questi ultimi anni". 

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