domenica 5 ottobre 2014

PROCURA DEPOSITA IN APPELLO RICORSO CONTRO LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE PER IL SEN. D'ALI'

La procura antimafia di Palermo ha depositato in Appello il ricorso avverso la sentenza, in primo grado, emessa nel settembre 2013 dal Gup Gianni Francolini, che in parte prescrive fino al 1994 ed in parte assolve il Senatore Antonino D'Alì dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. La richiesta è stata avanzata dal sostituto procuratore generale di Palermo Anna Maria Leone e dai pubblici ministeri della Dda di Palermo, Paolo Guido e Andrea Tarondo. Proprio i due Pm avevano chiesto in primo grado per D'Alì una condanna a sette anni e quattro mesi di reclusione. La sentenza è stata pronunciata a seguito di un complesso processo con rito abbreviato svoltosi a porte chiuse. Fu lo stesso Senatore ha chiedere il divieto d'ingresso per i giornalisti nell'aula giudiziaria. Tante le motivazioni portate in appello ed altre potrebbero aggiungersi ancora. In particolare, si fa riferimento a fatti successivi al 1994, poiché per i precedenti a tale anno, è intervenuta la prescrizione. L'accusa per il Senatore, attualmente in riavvicinamento a Forza Italia, è quella incentrata sui suoi legami con la famiglia mafiosa castelvetranese dei Messina Denaro. Proprio durante la sua prima elezione del 1994, secondo il gip, D'Alì era considerato un politico a disposizione della potente famiglia mafiosa di Castelvetrano. La Procura in questi mesi ha avuto modo di ascoltare uno degli ultimi accusatori di D'Alì, quel don Ninni Treppiedi a sua volta coinvolto nello scandalo della vendita dei beni della Diocesi di Trapani e della campagna calunnatoria contro l'ex Vescovo Miccichè. Treppiedi, che è stato per alcuni anni molto vicino al senatore, dovrebbe essere l'arma per l'accusa, anche se si è dimostrato debole in primo grado, per dichiarazioni generiche. Con Treppiedi dovrebbero essere ascoltati come teste i due collaboratori di giustizia, il castelvetranese Giovanni Ingrasciotta e Nino Birrittella. E' stato proprio l'ex imprenditore Birrittella, vicino al capomafia trapanese Ciccio Pace, a rivelare del sostegno elettorale che le cosche trapanesi avrebbero garantito a D'Alì alle politiche del 2001. Infine, ci sarà da chiarire anche quanto scoperto a fine del primo procedimento giudiziario in merito ad alcuni "consigli" rivolti ai testimoni, da soggetti terzi, di non accusare il parlamentare. Adesso tutto verrà vagliato dai giudici della Corte D'Appello che potrebbero riaprire il caso proprio sulla base di quanto non è stato chiarito in primo grado.




  

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