martedì 7 ottobre 2014

AL VIA PROCESSO A PAPANIA PER VOTO DI SCAMBIO, SOLO 83 CITTADINI CHIEDONO DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE

Si è aperto a Trapani, dinanzi al giudice monocratico, il processo a carico dell'ex senatore alcamese del partito democratico,Nino Papania, e di altre sette persone chiamate a rispondere a vario titolo di voto di scambio. I fatti risalgono al 2012. Secondo l'accusa il reato sarebbe stato consumato nel corso delle ultime elezioni amministrative di Alcamo che hanno portato all'elezione del sindaco Sebastiano Bonventre del Pd, con una differenza di circa 50 voti dallo sfidante Nicolò Solina. Il riconteggio delle schede, effettuato dalla Prefettura nelle scorse settimane, a seguito di un ricorso di Solina, ha incrementato di una ventina di voti il distacco con il sindaco eletto ma avrebbe anche fatto emergere alcuni elementi evidenti di segni di riconoscimento sulle schede votate. Papania è accusato, insieme con alcuni suoi collaboratori, di avere promesso somme di denaro e posti di lavoro all'Aimeri in cambio di voti in favore dell’allora candidato sindaco Bonventre, poi eletto. Nel procedimento, a firma del procuratore capo di Trapani Marcello Viola e del sostituto Rossana Penna, sono imputati, insieme con l'ex senatore, due suoi stretti collaboratori, "Filippo Di Gaetano, all'epoca dei fatti collaboratore parlamentare del predetto senatore, e Francesco Massimiliano Ciccia, quale collaboratore della segreteria del Papania in Alcamo, ubicata in via Roma, avvalendosi - secondo l'accusa - per la raccolta delle promesse di voto presso il corpo elettorale di Leonardo De Blasi, Giuseppe De Blasi, Leonardo Vicari e Giovanni Renda e per il tramite di costoro nonché per il tramite di Davide Bartolomeo Piccichè, imputati del reato di cui agli art. 110 c.p. e 68 del Dpr 570/60", il cosiddetto voto di scambio. La prima udienza è stata dedicata alle questioni preliminari. Niclo Solina, uscito sconfitto al ballottaggio, con il gruppo politico a cui fa riferimento, il movimento Alcamo Bene Comune, ed il Comune di Alcamo hanno chiesto ieri mattina di costituirsi parte civile. Analoga richiesta poteva essere avanzata da tutti gli alcamesi, danneggiati dall'esito del voto, perché secondo la magistratura è risultato "inquinato", avendo avuto riconosciuto a maggio scorso il diritto a costituirsi parte civile, ma ieri la richiesta è stata avanzata solo da ottantadue cittadini alcamesi. Il pubblico ministero, infatti, oltre a stabilire ampia pubblicità alla citazione di decreto in giudizio, per l'impossibilità di notificare a tutte le persone offese il decreto di citazione a giudizio, aveva anche sancito, e non poteva essere altrimenti, che ognuno dei 36 mila elettori, tutti cittadini di Alcamo, tanti quanti quelli aventi diritto al voto in occasione delle elezioni amministrative del 2012, avevano avuto riconosciuto il diritto a costituirsi parte civile, quale parte lesa. Intanto, l'avvocato Vincenzo Catanzaro, difensore di fiducia dell’ex parlamentare, preannuncia una ferma opposizione all'ammissione delle parti civili. Il giudice Franco Messina si pronuncerà nella prossima udienza del 27 ottobre, solo dopo avere sentito i difensori degli imputati e dovrà pronunciarsi anche su un'eccezione di nullità del decreto di citazione a giudizio presentata dal difensore dell’imputato Di Gaetano.






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