giovedì 18 settembre 2014

MAFIA. LA CITTÀ DI MESSINA DENARO E' LA TERZA NEL TRAPANESE PER BENI CONFISCATI DALLO STATO

La città di Matteo Messina Denaro è la terza del territorio trapanese per numero di beni confiscati alla mafia. Questo è quanto emerge dalla mappa Dataninja, un sito giornalistico di livello internazionale che ha mappato praticamente tutti i beni sottratti a Cosa nostra a livello regionale, attraverso la raccolta di documenti ufficiali e anche sul web sovrapponendoli a quelli dell'Agenzia nazionale dei beni confiscati. Per l'esattezza Trapani è la terza provincia siciliana con 386 beni confiscati a Cosa Nostra su un totale di oltre 5.500. Una mappa dettagliata ed aggiornata a dicembre 2013 dei beni confiscati in Sicilia, provincia per provincia e comune per comune, con Palermo capitale dei beni sottratti alla criminalità organizzata, dove soltanto del capoluogo si contano 2217 beni confiscati. Terreni, ville, appartamenti, società e beni. Tutti prima sequestrati e poi confiscati alle cosche. In provincia di Trapani, il primato lo detiene Mazara del Vallo con 72 beni, di cui 63 immobili e 9 aziende, sottratti alla criminalità organizzata. Non è casuale che la città del Satiro sia la regina di questa classifica trapanese dal momento che il territorio è stata sotto l'influenza dei corleonesi. Qui veniva a nascondersi Totò Riina e vi abitava il fratello Gaetano. Seconda in classifica è Alcamo, la città di Vito Nicastri, il re dell'eolico, destinatario del provvedimento di confisca più ingente della storia. 1,3 miliardi di euro di beni che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati accumulati attraverso progetti di parchi eolici e con il sostegno della mafia, grazie al presunto appoggio del boss latitante Matteo Messina Denaro. In ogni piazza d'investimento Nicastri avrebbe trovato un partner criminale, dal già citato boss castelvetranese a Salvatore Lo Piccolo nel palermitano, agli 'ndranghetisti di Platì, Africo e San Luca. Una delle prove che incastra Nicastri è in un pizzino ritrovato nel covo di Giardinello dove vennero arrestati dalla polizia Salvatore e Sandro Lo Piccolo, il 5 novembre 2007 in cui si scriveva proprio dell'importanza di Nicastri negli affari della cosca. Da non dimenticare che il territorio alcamese, in cui sono presenti 59 beni confiscati, di cui 55 immobili e 4 aziende, è stato anch'esso sotto l'ala dei corleonesi per lungo tempo. Castelvetrano, la città di Messina Denaro, si classifica al terzo posto con ben 46 beni confiscati. Qui sui terreni confiscati a prestanome di Riina, oggi sorgono la caserma della Guardia di Finanza ed il Commissariato di Pubblica Sicurezza, inaugurato il 29 settembre 2012 personalmente dall'allora Capo della Polizia Antonio Manganelli. Nella classifica seguono Marsala, con 40 beni confiscati, di cui 33 immobili e 7 aziende, e Trapani con 31, di cui 22 immobili e 9 aziende. Lo Stato negli anni ha messo le mani sui beni di cosa nostra anche nei piccoli comuni come Campobello di Mazara, dove si trovano 30 beni confiscati, per l'esattezza tutti immobili. A Castellammare del Golfo e a Calatafimi-Segesta i beni sequestrati e poi confiscati sono 19 per comune. Completano la classifica San Vito Lo Capo con 18, Erice 15, Paceco 14, Salemi 8, Custonaci 4, Partanna e Buseto Palizzolo con un bene immobile per comune. Da questa classifica, che segna una mappatura del patrimonio di cosa nostra nel territorio trapanese, spicca all'occhio che ad oggi la mafia sembra non aver messo le mani sui comuni delle Isole Egadi, sull'isola di Pantelleria e sui comuni di Petrosino, Valderice, Vita, e i paesi colpiti dal terremoto del '68, Santa Ninfa, Poggioreale, Salaparuta e Gibellina, la città del rimpianto senatore Corrao. Quest'ultima tornata di recente alla cronaca per aver dato i natali all'imprenditore Vito Tarantolo, il quale lo scorso anno ha subito la confisca dei beni e dalle indagini, che riguardano la collusione tra mafia politica e impresa, è venuto fuori anche "l'affare del Fondo Alberillo", quando oramai tutto era stato costruito e i soldi volatilizzati, con imprenditori coinvolti, considerati "a disposizione" del super latitante Matteo Messina Denaro.

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