giovedì 11 settembre 2014

MAFIA. ANCORA BENI SEQUESTRATI ATTORNO A MESSINA DENARO.

Non si arresta la scure della Dia sul "patrimonio" riconducibile al boss latitante Matteo Messina Denaro. Un altro duro colpo è stato inferto su disposizione della Sezione di misure di prevenzione del
Tribunale di Trapani al patrimonio mobiliare e immobiliare di cosa nostra castelvetranese. Un provvedimento, finalizzato alla confisca, di beni per un valore di circa tre milioni di euro, sequestrati all'imprenditore castelvetranese Giovanni Filardo, cugino del superlatitante. Il provvedimento è stato eseguito all'alba di oggi da personale della Direzione Investigativa Antimafia, della Guardia di Finanza e del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri di Palermo.
I sigilli sono stati apposti ad un complesso aziendale della BF Costruzioni srl, numerosi automezzi, terreni, una villa al mare ed altri beni immobili e mobili illecitamente acquisiti dall'imprenditore. Le indagini di natura economico-finanziaria, con il coordinamento del procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Bernardo Petralia, hanno consentito di dimostrare la "sproporzione tra il valore dei beni e la capacità reddituale dell'imprenditore che, temendo l'aggressione del proprio patrimonio, dopo il suo primo arresto", nel marzo del 2010 nell'ambito dell'operazione "Golem II", "aveva tentato di trasferire fittiziamente ai propri familiari denaro ed aziende". Secondo i magistrati, Filardo avrebbe compiuto, insieme ad altri affiliati a Cosa Nostra, estorsioni e il reinvestimento di capitali di illecita provenienza. L'imprenditore fu anche accusato di far parte del mandamento di Castelvetrano, per conto del quale avrebbe fatto da prestanome ed assicurato la funzione di "collettore e distributore" di messaggi da e per il cugino latitante. Assolto dal Tribunale di Marsala, in primo grado, dall'accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso, il 13 dicembre scorso, nell'ambito dell'operazione "Eden", che fece scattare le manette a numerosi presunti fiancheggiatori del boss Matteo Messina Denaro, compresa la sorella del boss, Anna Patrizia Messina Denaro ed il nipote Francesco Guttadauro, Filardo venne arrestato insieme alla moglie e alle due figlie, con l'accusa di "trasferimento fraudolento di beni, al fine di agevolare l'attività della mafia avendo intestato fittiziamente ad altre persone somme di denaro ed altri beni". Poi, il 31 dicembre scorso, il tribunale del riesame ha deciso la scarcerazione dell'intera famiglia Filardo, annullando il provvedimento di custodia cautelare che era stato emesso nell'ambito dell'operazione Eden per i coniugi Giovanni Filardo e Francesca Maria Barresi, e per le figlie Valentina e Floriana. Infine, l'8 maggio scorso la Cassazione ha annullato la decisione del tribunale del Riesame di Palermo che, accogliendo il ricorso del pm Paolo Guido, ha annullato la scarcerazione per i due coniugi, rinviando nuovamente al Riesame. Mentre per le figlie di Filardo non c'è stata impugnazione da parte della Procura, in quanto il reato non sarebbe configurabile tra familiari. Le indagini, che hanno portato ora al sequestro dei beni, avrebbero dimostrato la "manifesta sproporzione tra il valore dei beni e la capacità reddituale dell'imprenditore, tale da non consentire la possibilità di acquisire le risorse finanziarie, idonee ad avviare autonomamente nuove attività commerciali, dai redditi legittimamente dichiarati dall'interessato. Tali disponibilità, pertanto, sono da considerarsi frutto delle attività illecite o il reimpiego dei relativi proventi". Ad accusare l'imprenditore che si sarebbe occupato, attraverso la sua ditta, delle necessità della famiglia del latitante, è stato il cognato Lorenzo Cimarosa, anche lui cugino acquisito di Messina Denaro. "La BF Costruzioni è formalmente di proprietà di Giovanni Filardo, ma in realtà, per quanto mi consta, - ha messo a verbale Cimarosa, successivamente alla scarcerazione di Filardo - vi sono messi di fatto proprietà di Vincenzo Panicola (marito di Patrizia Messina Denaro e anche lui in cella ndr) e Filippo Guttadauro (padre di Francesco, detenuto da anni ndr). Filardo ha sempre tenuto i contatti con Cosa nostra trapanese per conto di Matteo Messina Denaro".

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