mercoledì 20 agosto 2014

SEQUESTRATA E DISTRUTTA MAXI PIANTAGIONE DI CANAPA INDIANA IN SICILIA

Trentacinquemila piante di canapa indiana sono state sequestrate nelle campagne di Calatafimi, a ridosso della famosa area archeologica di Segesta, dai carabinieri della compagnia di Alcamo, della stazione di Calatafimi, coadiuvati dai colleghi di Trapani. E' una delle piantagioni di canapa indiana più estese scoperte negli ultimi dieci anni in Sicilia. Su un'area di 15 mila metri quadrati, nascoste tra coltivazioni di mais e alberi di ulivo, sono state scoperte trentacinquemila piante di canapa indiana alte da un metro a due metri e mezzo pronte già per l'espianto e la commercializzazione. La marijuana immessa sul mercato avrebbe fruttato oltre 35 milioni di euro. La maxi piantagione, il cui forte odore si avvertiva da notevole distanza, era nascosta alla vista da alcune piante di mais, alberi ad alto fusto e da grosse balle di fieno. Il blitz, la cui operazione è stata condotta assieme ai carabinieri del nono elinucleo di Palermo, è scattato dopo alcune settimane di appostamenti, videosorveglianza e riprese aeree, in quanto era imminente il pericolo che le piante, già in maturazione, venissero presto espiantate. In manette è finito il proprietario dell'appezzamento di terreno in contrada Bernardo, Salvatore Li Bassi, 56 anni, allevatore di Calatafimi, pregiudicato per reati minori, e tratto in arresto con l'accusa di coltivazione di sostanza stupefacente. L'allevatore, interrogato dagli investigatori, in un primo momento ha sostenuto di essere convinto che fossero piante aromatiche. Poi si è chiuso nel silenzio più assoluto, ma a seguito delle precise contestazioni ha ammesso le sue responsabilità. All'interno della sua abitazione e delle sue pertinenze i militari hanno rinvenuto sostanze fertilizzanti ed altro materiale specifico usato per la coltivazione. Li Bassi aveva creato una serie di dissimulazioni per non fare scoprire la piantagione, protetta anche da un muro di balle di fieno alto tre metri, coltivata in maniera intensiva attraverso una ordinata distribuzione delle piante, disposte in 276 filari paralleli ed un fitto impianto di irrigazione. Il sostituto procuratore di Trapani Rossana Penna, che coordina le indagini, dopo il sequestro ne ha disposto l'immediata distruzione. Per estirpare e distruggere la piantagione ci sono volute una ventina di persone oltre 12 ore di intenso lavoro nonostante l'uso di una ruspa, con un'operazione cominciata alle 10 del mattino e terminata dopo le 22. Gli investigatori hanno proceduto all'analisi dei campioni repertati al fine di individuare il quantitativo di principio attivo presente nelle foglie. Il blitz dell'Arma ha mandato in fumo il cospicuo affare all'organizzazione criminale che certamente era coinvolta nella produzione. Le indagini infatti sono ancora in corso perché, come ha sottolineato il capitano Salvino Capodivento, comandante della compagnia dei Carabinieri di Alcamo, non è credibile che il solo pastore sia il responsabile, di certo alle spalle vi è un committente.

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