mercoledì 27 agosto 2014

MAFIA. MATTEO MESSINA DENARO E IL BUSINESS DELL'EDILIZIA TRA TRAPANI E BARI

Su Matteo Messina Denaro, oltre i magistrati siciliani e quelli pugliesi, indaga la Direzione nazionale antimafia che ha avviato propri accertamenti su un business dell'edilizia fra Trapani e Bari. Un bel po' di soldi sono svaniti e alcuni degli imprenditori coinvolti sono considerati "a disposizione" del super latitante Matteo Messina Denaro. Da qui l'interesse della Procura nazionale antimafia. Le indagini sono quelle che riguardano la collusione tra mafia politica e impresa, come quella svolta su Vito Tarantolo, imprenditore di Gibellina, ritenuto prestanome di Cosa Nostra. Tarantolo nei primi anni 2000 ha patteggiato una condanna per favoreggiamento, l'anno scorso ha subito la confisca dei beni e dall'esame delle carte è venuto fuori anche "l'affare del Fondo Alberillo" quando oramai tutto era stato costruito e i soldi volatilizzati. Un terreno sul quale Cosa nostra trapanese aveva messo le mani quando il suo capo era Vincenzo Virga. Il tutto scavalcando sequestri e amministratore giudiziario, nonostante la marea di indagini sulla mafia trapanese. Il terreno e le sei eleganti villette unifamiliari sono sul fondo Alberillo a Trapani, a ridosso della rete ferroviaria, dove è rimasta l'insegna dell'impresa che ha costruito, la Smg con sede ad Alberobello. A raccontare ogni cosa ai magistrati è stato uno dei prestanome di Tarantolo, il commercialista Lorenzo Milano. Sulla base dei nuovi atti raccolti la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani ha disposto di recente la confisca della Smg e dei suoi beni, le sei villette e il terreno circostante. Titolare della maggioranza delle quote della Smg era l'imprenditore Giuseppe Ruggirello e come socio di minoranza la sua compagna, Susca Maria Grazia, pugliese di Alberobello. La Smg per comprare quel terreno sarebbe stata favorita dai fondi messi a disposizione dalla Banca di Credito Cooperativo di Alberobello, quasi un milione di euro cash. Operazione sulla quale indaga anche la Banca d'Italia, non solo per la circostanza ma in quanto a sedere nel cda della banca era proprio la Susca.

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