domenica 24 agosto 2014

ARMATORE INIZIA SCIOPERO DELLA FAME E METTE IN VENDITA LA BARCA CONDANNATO A PAGARE 530 MILA EURO

Condannato a pagare 530 mila euro al ministero dell'Ambiente, un armatore mazarese ha iniziato lo sciopero della fame. Ha deciso di piazzare un camper nel porto di Mazara del Vallo ed iniziare uno sciopero della fame contro una sentenza del Tribunale di Palermo che lo condanna a pagare per non aver rimosso un'imbarcazione di sua proprietà che si era incagliata nel porto di Pantelleria. Nicolò Ingargiola, questo il suo nome, 63 anni, da 34 gestisce nella città del trapanese un'azienda ittica che porta il suo nome. "Sono vittima di una forma di sciacallaggio che non ha precedenti", afferma l'armatore, che da qualche anno conduce una battaglia legale per una vicenda che risale all'8 febbraio 2004. "Eravamo usciti – racconta – per una battuta di pesca e la nostra imbarcazione, che si chiamava "Davide", mentre stava rientrando nel porto di Pantelleria, si è incagliata con fuoriuscita di nafta e olio. Per motivi di sicurezza è intervenuta una ditta per le attività di bonifica, poi c'è stata una mareggiata e il peschereccio è stato risucchiato dalle acque andando a fondo. Dunque non potevo rimuoverlo. Dopo circa due anni e mezzo - spiega Ingargiola - il ministero dell'ambiente manda una nota in cui mi chiede di pagare 298 mila euro. Mi sono sentito male perché mi era stato assicurato che l'intervento per la bonifica era a carico dello Stato". Adesso il tribunale di Palermo gli chiede di pagare 530 mila euro perché nel frattempo sono maturati gli interessi ed altre somme che l'armatore riferisce di non comprendere. "Sono disperato, non so come fare, porterò la questione al tribunale dei diritti umani di Strasburgo". L'armatore non è il solo a protestare, infatti "anche i miei figli titolari del peschereccio "Gisteroda" per protesta non usciranno dal porto fino a quando non sarà chiarita questa situazione".

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