martedì 5 agosto 2014

25 MLN DI BENI "IN ODOR DI MAFIA" SEQUESTRATI AL GRUPPO FUNARO

L'ex vicepresidente regionale dell'Ance Sicilia, Pietro Funaro, 53 anni, è stato colpito questa mattina all'alba
da un sequestro preventivo di beni, tra imprese, immobili, conti correnti e partecipazioni azionarie, per 25 milioni di euro, in un'operazione antimafia condotta dagli agenti della Divisione Anticrimine della Questura e finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Trapani. Il provvedimento di sequestro nei confronti degli imprenditori Funaro, originari di Santa Ninfa, è stato disposto dal Tribunale di Trapani che ha accolto la richiesta avanzata dal questore di Trapani, Carmine Esposito, a conclusione di indagini condotte dal gruppo composto da polizia e fiamme Gialle che nel tempo hanno condotto diverse inchieste sui possedimenti "in odor di mafia". Secondo forze dell'ordine e magistrati si tratta di un gruppo imprenditoriale che fa parte dell'architettura del potere mafioso in provincia di Trapani. Il sequestro al gruppo Funaro, che si è sempre occupato di appalti pubblici, ha interessato proprietà e società con sede nel trapanese, Campobello di Mazara, Santa Ninfa, Alcamo, Castellammare del Golfo e Santa Venerina nel catanese, alcune intestate anche al padre, Domenico Funaro, 84 anni. I nomi dei due Funaro, padre e figlio, sono comparsi spesso in diverse inchieste di mafia, negli atti riguardanti la cosca guidata dal super latitante Matteo Messina Denaro, e collegati a nomi di altri imprenditori che hanno avuto rapporti con la mafia. Le indagini sono quelle che riguardano la collusione tra mafia politica e impresa, come quella svolta su Vito Tarantolo, imprenditore di Gibellina, ritenuto prestanome di Cosa Nostra.
Un lavoro avviato dalla divisione anticrimine quando era guidata dal dirigente Giuseppe Linares, oggi capo della Dia a Napoli, e che è ulteriormente proseguito. "Fu quella una intuizione efficace che ha trovato - ha sottolineato il questore Esposito, pronto a lasciare Trapani per la questura di Brescia - valido conforto nelle decisioni che conseguentemente sono state prese dall'autorità giudiziaria e in particolare dal Tribunale delle Misure di Prevenzione di Trapani. Polizia e Finanza insieme hanno lavorato molto bene". Nell'indagine, fondamentali sono state le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, come Vincenzo Sinacori e l'imprenditore di Trapani, Nino Birittella. Il collaboratore di giustizia ha riferito che tutte le attività di turbativa d'asta, falso e corruzione, relative al controllo sugli appalti pubblici, venivano poste in essere, tra gli altri, da Domenico e Pietro Funaro, confermando il loro ruolo centrale nel condizionamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti. Birrittella ha riferito in particolare di alcuni accordi intercorsi tra il boss Francesco Pace e gli imprenditori Tarantolo, Mannina e Funaro per i lavori di ristrutturazione relativi all'aeroporto di Birgi. Si trattava dell'appalto aggiudicato nel 2002 per un importo a base d'asta di oltre tredici milioni di euro. Tra gli appalti aggiudicati anche il restauro dell'area archeologica Capo Boeo a Marsala, dell'ex stabilimento Tonnara Florio a Favignana, del palazzo San Carlo ad Erice Vetta ed i lavori di manutenzione della base aerea 37 Stormo. Secondo forze dell'ordine e magistrati il gruppo Funaro farebbe parte di "un reticolo imprenditoriale per il condizionamento illecito" degli appalti.
Il sequestro, per un totale di 25 milioni di euro, riguarda tre beni immobili, trentotto beni mobili, tra autovetture, furgoni e mezzi meccanici, undici imprese (capitali sociali e pertinenti complessi aziendali), ventidue partecipazioni in altre società, tra le quali le quote, di appena l'1,50 circa del capitale azionario, della società editrice dell'emittente televisiva Telesud 3 Srl, valore circa 10 mila euro, possedute dal giovane Funaro, ed infine ottantadue tra conti correnti e rapporti bancari di altra natura. Pietro Funaro, tre mesi fa, era stato sospeso da Confindustria Trapani, in quanto a suo carico c'era una interdittiva antimafia. Subito dopo la sospensione l'imprenditore si è dimesso dalla carica di vice presidente regionale dell'Ance, incarico che ricopriva da meno di un anno.

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