venerdì 4 luglio 2014

PROCESSO ANASTASI. BATTUTE FINALI PER L'OMICIDIO DELLA DONNA UCCISA AL NONO MESE DI GRAVIDANZA DUE ANNI OGGI

Momenti di tensione al processo per l'omicidio di Maria Anastasi, la casalinga, al nono mese di gravidanza, uccisa con colpi di zappa e poi data alle fiamme nelle campagne trapanesi il 4 luglio di due anni fa. Giovanna Purpura, ex amante di Salvatore Savalli, marito della vittima, chiamata a rispondere con lui del macabro delitto, è scoppiata in lacrime durante l'udienza ed ha chiesto di abbandonare l'aula. L'imputata non ha retto quando l'avvocato Concetta Inglese, rappresentante di parte civile, durante la sua arringa, si è rivolta a lei invitandola a pentirsi. Secondo il legale, Giovanna Purpura ha avuto un ruolo determinante nell'ideazione ed esecuzione del delitto. "L'imputata - ha accusato l'avvocato Inglese - voleva a tutti i costi Savalli e Maria per lei era il terzo incomodo da eliminare". Secondo il legale di parte civile, Savalli avrebbe inferto il primo colpo alla testa della moglie, mentre i successivi, diversamente da quanto sostenuto dai pubblici ministeri, sarebbero stati sferrati dalla Purpura. L'avvocato Concetta Inglese ha chiesto di condannare gli imputati ad una pena esemplare, mentre i pubblici ministeri, Andrea Tarondo e Sara Morri, al termine della loro requisitoria, hanno chiesto l'ergastolo per Salvatore Savalli e ventisette anni di carcere, invece, per la sua amante Giovanna Purpura. Per i Pm non ci sono dubbi "ad uccidere Maria Anastasi è stato il marito, Salvatore Savalli, con la complicità della sua amante". Savalli, che intratteneva una relazione extraconiugale con Giovanna Purpura, secondo la tesi dei magistrati, avrebbe pianificato con fredda lucidità l'omicidio della moglie. "Quello di cui ci occupiamo - ha spiegato Tarondo nel corso della requisitoria - è uno dei delitti più feroci ed insensati che si possano immaginare. Le parole sono insufficienti per descrivere lo scempio e l'orrore commesso dagli imputati. Savalli e Purpura sono, senza ombra di dubbio, responsabili di questo delitto". Secondo i magistrati, Savalli voleva liberarsi della moglie per stare con l'amante. "L'imputato - ha spiegato il pubblico ministero Andrea Tarondo - è un soggetto violento che sia prima che dopo il delitto ma anche durante il processo non ha mai mostrato alcun segno di pentimento o qualunque segnale che possa attenuare in qualche modo la sua responsabilità". Per i pubblici ministeri, anche Giovanna Purpura sarebbe egualmente responsabile. "Tra i due imputati - ha affermato il pubblico ministero Sara Morri - c'era piena sintonia ed un comune volere. Dopo il delitto l'imputata ha mostrato una tranquillità ben lontana dallo stato d'animo di una persona sconvolta per avere assistito ad un efferato omicidio". Tarondo ha sottolineato, in particolare, il ruolo della primogenita della vittima, Simona Savalli, definita dal magistrato "eroe del processo", che per prima ha parlato smentendo le versioni fornite dal padre e dall'amante. I magistrati hanno chiesto di dichiarare la decadenza di Savalli dalla patria potestà. "Anche i figli - ha precisato Andrea Tarondo - sono vittime. Hanno subito maltrattamenti da parte del padre. Con grande coraggio sono venuti in aula a testimoniare e raccontare i fatti che coinvolgono il loro padre che sono stati costretti a chiamare, per lo scempio da lui compiuto, signor Savalli". Il processo proseguirà il 9 luglio con gli interventi dei difensori.


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