martedì 22 luglio 2014

"IL DELITTO SICILIA - OPERAZIONE VULCANO" DI TURI GRILLO MORASSUTTI. (VIDEO)

Chi, veramente, uccise Antonio Canepa e perché? Chi diede l'ordine di uccidere il sedicente Mario Turri,
noto come il capo dell'Evis, l'esercito dei volontari per l'indipendenza della Sicilia, ma, come tale, assolutamente sconosciuto ai più perché, nella vita di ogni giorno, come Antonio Canepa, era uno stimato docente di Storia delle dottrine politiche all'Università di Catania. Montagne di interrogativi, in buona parte senza risposta, si affollano nella mente di chi sta leggendo in questi giorni "Il delitto Sicilia", il romanzo storico di Turi Grillo Morassutti, ambientato nella Sicilia dell'immediato dopoguerra e presentato qualche giorno fa a Caltagirone, la patria di Don Sturzo, ma anche di uno dei suoi più fedeli collaboratori, quel deputato Luigi La Rosa che tra la Sicilia indipendente e l'amicizia con il fondatore del Partito popolare italiano, scelse la prima, schierandosi con i fautori dell'indipendenza. Ovviamente, a questi interrogativi Grillo Morassutti non dà e non può dare risposte, anche perché, fin da subito, c'è stato chi ha fatto di tutto per imbrogliare le carte, le poche rimaste. Tanto più che il 17 giugno del 1945, quando Antonio Canepa, in seguito ribattezzato "il professore guerrigliero" o il "Che Guevara della Sicilia", fu ucciso, le sorti della Sicilia erano già state decise e, non solo. 
L'isola era stata restituita dagli alleati allo Stato italiano, ma il Mis, il Movimento per l'indipendenza della Sicilia, che nel '44 contava cinquecentomila iscritti, contro le poche decine di migliaia degli altri partiti di ispirazione italica, si stava liquefacendo come neve al sole. Non solo. Per meglio capire che su quelle vicende ci sono ancora tanti conti che non tornano, non va dimenticato che nell'autunno successivo i capi del Movimento, compreso l'avvocato messinese Francesco Restuccia, ritenuto il successore di Canepa alla guida dell'Evis, furono arrestati e deportati nell'isola di Ponza, dove attesero che venisse arrestato anche il vero capo dell'Evis, Concetto Gallo, con cui, di fatto, fu patteggiato lo Statuto che tutt'oggi, anche se in buona parte inapplicato, è all'origine dell'autonomia speciale della Sicilia. Quindi, perché uccidere Canepa, che solo pochi intimi conoscevano come il vero capo dell'Evis? Ancora più difficile è la risposta se si considera che Antonio Canepa fin dal 1939 operava in pieno accordo con i servizi segreti inglesi, dai quali era stato anche addestrato. A ciò si aggiunga che Canepa, come si legge nell'Esercito della Lupara di Filippo Gaia, un giornalista dell'Unità, non solo era un militante del Partito comunista, ma faceva parte della direzione nazionale. E interrogato da Pietro Secchia in merito alla sua attività in Sicilia avrebbe risposto: "Prima viene la Sicilia, poi il Pci". Motivo per cui, secondo Turi Grillo, l'allora vicepresidente del Consiglio Palmiro Togliatti, che del Pci era il segretario nazionale, non poteva non sapere cosa stava accadendo ad Antonio Canepa quella mattina del 17 giugno del '45. E, avendo scoperto che Antonio Pallante, il giovane studente universitario di Randazzo che il 14 luglio del 1948 sparò a Togliatti, era stato allievo di Canepa e che diversi tra i suoi allievi lo avevano seguito nell'avventura separatista, non ci ha messo molto a tirare le somme. Per cui, ai tanti interrogativi sulla morte del "professore guerrigliero", se n'è aggiunto uno nuovo. E forse qualcuno in più, dal momento che ne "Il delitto Sicilia", non a caso definito da molti "il giallo dell'estate", si parla anche di Don Sturzo, grande amico, durante il suo esilio americano, di quel Vincent Scamporino, originario di Modica che, da legale dei sindacati del Fronte del Porto, quelli che impedirono alle spie naziste di sbarcare negli Usa, divenne il capo della "Sezione Mediterranea" dei servizi segretati americani e, nel '43, diresse le operazioni che portarono alla sostituzione dei locali "podestà" con sindaci amici o suggeriti da Luky Luciano, boss del Fronte del Porto, e don Calò Vizzini, boss dei boss di Sicilia. Per l'Autore, comunque, la risposta ai tanti interrogativi è nel titolo dell'opera. Quella mattina del 17 giugno del '45 a Randazzo non fu ammazzato solo il capo dell'Evis, ma, con lui, l'intera Sicilia ed ogni sua possibilità di sviluppo futuro. Ecco perché "Il delitto Sicilia". Il libro, edito da Bonfirraro, è in vendita nelle librerie Mondadori.

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