giovedì 17 luglio 2014

GIALLO AD ALCAMO. ULTIMO SALUTO A LORENZ, MENTRE AMINTA RESPINGE OGNI ADDEBITO

Aminta nega con decisione di essere responsabile della morte del figlio e continua a riferire di averlo trovato privo di vita al suo risveglio, nonostante alcune testimonianze sembrano incastrala. La messicana, reclusa nella casa circondariale di San Giuliano in regime di isolamento, è accusata di avere avvelenato il figlioletto di 5 anni, Lorenz, somministrandogli una dose massiccia di psicofarmaci dei quali la donna faceva uso perché da tempo depressa. Sentita dal giudice per le indagini preliminari di Trapani, Lucia Fontana, Aminta Alatmirano Guerrero ha respinto ogni addebito, ma non ha saputo chiarire alcune circostanze. La donna, in particolare, non ha saputo spiegare come mai il flaconcino vuoto di un antidepressivo verosimilmente ingerito dal bambino, trovato vuoto dalla polizia all'interno del sacchetto della spazzatura, fosse ermeticamente chiuso con il tappo di sicurezza. La giovane mamma, definita apparentemente tranquilla, continua a negare, nonostante, oltre il biglietto d'addio trovato dagli inquirenti, aveva confidato ad alcune persone di volere togliersi la vita. Testimonianze ritenute attendibili che sembrerebbero inchiodarla. Versioni che si contrastano mentre gli inquirenti continuano le indagini non del tutto convinti dalla versione della donna. 
Sotto i riflettori Aminta aveva anche affermato che il figlio dormiva nella sua stanzetta, nella quale si ha accesso da una porta nella stanza da letto della donna, riferendo che quando si è svegliata e si è resa conto che il figlio non respirava lo ha messo sul suo letto. Il sospetto per la Procura è invece quello che madre e figlio abbiano dormito insieme, attendendo il tragico epilogo. Una storia segnata da disagio e disperazione. Alla base dei problemi psichici della donna ci sarebbe la fine del burrascoso rapporto con l'ex convivente e padre di Lorenz, Enzo Renda, pizzaiolo alcamese trasferitosi in Germania dopo la separazione. La donna e il marito si erano conosciuti in Messico nel 2007. Il bambino era nato dopo due anni a Puebla. E poi ci sono i problemi finanziari, Aminta viveva di stenti e veniva aiutata dalla parrocchia e dai servizi sociali del Comune. Aminta proprio venerdì aveva firmato una richiesta per l'accoglienza di suo figlio Lorenz in una casa famiglia: non era più in grado di mantenerlo da sola. Un dramma familiare e umano che ha avvolto Alcamo in una cappa di incredulità e stupore per i contorni poco chiari della vicenda. Pesante il sospetto che sia stata proprio la madre, gravata da una pesante depressione, a porre fine alla vita del piccolo in un gesto di estrema disperazione. La Procura intanto manifesta "irritazione" per alcune fughe di notizie che sarebbero dovute rimanere segrete, come la scoperta, nell'appartamento di via Amendola, dove si è consumata la tragedia, di una sorta di pupazzo "infilzato" con degli spilli, una specie di rito voodoo. Aminta ha spiegato agli inquirenti che le serviva per sapere se il marito la tradiva. Oggi il gip si pronuncerà sulla richiesta di convalida del fermo avanzata dalla Procura di Trapani e non è detto che l'imputazione possa essere riformulata in omicidio aggravato premeditato. Intanto ieri pomeriggio, presso la chiesa dei Cappuccini di Alcamo, sono stati celebrati i funerali del piccolo Lorenz, alla presenza del padre rientrato dalla Germania. Dall'esame autoptico, nell'immediatezza, non sono emersi elementi significativi. Le cause della morte potranno essere accertate soltanto a conclusione degli esami tossicologici ed istologici. Il medico legale ha chiesto 60 giorni di tempo per effettuare gli esami. Stesso tempo richiederà il test tossicologico su alcuni campioni prelevati della madre. 

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