giovedì 10 luglio 2014

ERGASTOLO AI "DIABOLICI" AMANTI DI TRAPANI, PER L'OMICIDIO DELLA 39 ENNE AL NONO MESE DI GRAVIDANZA DATE ALLE FIAMME

Condanna pesantissima per Salvatore Savalli e Giovanna Purpura, accusati dell'omicidio di Maria Anastasi, la trentanovenne al nono mese di gravidanza uccisa a colpi di zappa e poi data alle fiamme nelle campagne trapanesi il 4 luglio di due anni fa. La Corte d'Assise di Trapani ha condannato i due amanti alla pena dell'ergastolo. I sostituti procuratori Andrea Tarondo e Sara Morri, a conclusione della requisitoria, hanno chiesto la condanna dei due imputati e precisamente, ergastolo per il marito della vittima, Salvatore Savalli, e 27 anni di carcere, invece, per la sua amante, Giovanna Purpura. "Sembra di trovarsi in una situazione pirandelliana: così è se vi pare. Le ricostruzioni fornite dalle parti sono completamente diverse, ma non possiamo ricostruire i fatti in modo differente da quel che sono". Lo ha ribadito il pm Andrea Tarondo davanti ai giudici della Corte d'Assise di Trapani, prima di ritirarsi in camera di consiglio per la sentenza, replicando alle arringhe difensive. L'avvocato Elisa Demma, difensore di Giovanna Purpura, ha invece chiesto ai giudici di assolvere la sua assistita per non aver commesso il fatto. Secondo il legale, l'unico responsabile del delitto è il marito della vittima. Secondo l'avvocato Cinzia Pecoraro, difensore di Salvatore Savalli, invece, ad uccidere Maria Anastasi non è stato il marito ma l'amante dell'uomo. Fu proprio Savalli, operaio in una segheria di marmi, a denunciare la notte dell'omicidio la scomparsa della moglie ai carabinieri. Un racconto che agli inquirenti si mostrò lacunoso e pieno di contraddizioni. Per l'accusa "i due hanno agito di comune accordo e sono entrambi colpevoli. A Giovanna Purpura, secondo il Pm "va attribuito il concorso morale e materiale come dimostrano le testimonianze e le prove scientifiche. Negli omicidi di mafia - ha esemplificato il pm - ci sono due esecutori e un terzo uomo che resta a distanza ma che è pronto a intervenire se qualcuno tenta di scappare. Tutti sanno che c'è e possono contare su di lui. Esattamente quello che ha fatto Purpura". Quanto alla colpevolezza di Savalli, l'accusa ha richiamato l'attenzione sui "fatti", l'ammissione da parte dell'imputato di avere acquistato l'arma del delitto e di avere inferto due colpi alla vittima, le tracce di sangue sui suoi pantaloni e sulle sue scarpe, la versione falsa fornita ai figli e concordata con l'amante. Alla lettura del dispositivo della sentenza era assente Salvatore Savalli, mentre la Purpura, come pure i familiari e i figli della vittima, parte civile nel processo, erano presenti in aula. La Corte non ha avuto dubbi a giudicare i due diabolici amanti, dando ad entrambi il massimo della pena.

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