domenica 20 luglio 2014

DUE INFERMIERE DEL TRAPANESE PROTAGONISTE DI UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA, CONSUMATA IN UNA CAMERA D'ALBERGO

Due donne trapanesi, una madre e una figlia, si sono rese protagoniste di una tragica storia, fatta di disperazione e rassegnazione, che le ha coinvolte in un caso di omicidio e tentato suicidio. Ad essere fermata per omicidio è Anna Cipresso, sessantenne di origine trapanese, accusata di avere ucciso la figlia grazie ad una eccessiva dose di anestetico. La vittima, Elisabetta Cipresso, quarantenne, era come la madre infermiera ma precaria. La tragedia si è consumata mercoledì scorso in una stanza dell'Hotel Archirafi di Palermo, dove le due donne dal 14 luglio apparentemente "tranquille" alloggiavano. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la madre, infermiera presso il reparto di Oculistica dell'ospedale Civico di Palermo, dopo avere iniettato la dose letale alla figlia avrebbe tentato il suicidio. Epilogo di una storia drammatica che negli ultimi anni aveva portato madre e figlia a tentare di togliersi la vita, come nel 2013, quando le due provarono a suicidarsi con il gas nel loro appartamento in via Ughetti, nel quartiere Villaggio Santa Rosalia, dove vivevano insieme, da sole. Da quella casa erano state sfrattate e l'unica alternativa era diventata quella di alloggiare negli alberghi. Quello che gli inquirenti si sono trovati davanti è un vero e proprio dramma della solitudine, in un cocktail fatto di depressione, vizio del gioco, ma anche usura e persino uno sfratto. Tante sono le possibili cause che avrebbero portato la sessantenne a compiere questo estremo gesto. Anna ed Elisabetta Cipresso vengono descritte, dal personale dell'albergo, come due donne normali, che conducevano apparentemente una vita regolare. "La madre - afferma il titolare dell'hotel - è arrivata in portineria e ha chiesto aiuto. Abbiamo avvisato i carabinieri e qui sono arrivate diverse pattuglie. La donna era già morta. Aveva perso molto sangue. Gli investigatori hanno compiuto un sopralluogo nella camera e poi si sono appartati con la signora Anna Cipresso". La stanza al secondo piano dell'hotel di via Archirafi è stata sigillata dagli inquirenti, su ordine della magistratura, in attesa degli sviluppi delle indagini sulla tragica fine di Elisabetta Cipresso. Nella camera dell'albergo, finita sotto sequestro, oltre a diversi farmaci da sala operatoria che gli investigatori hanno preso in consegna, sono stati trovati decine di tagliandi di "gratta e vinci", probabilmente un disperato tentativo di risollevare le proprie sorti, ormai segnate da una profonda depressione. I familiari, in queste ore ascoltati dagli inquirenti, avrebbero già confermato la situazione complicata in cui madre e figlia si trovavano. Grossi problemi economici dovuti ai debiti di gioco, per affrontare i quali le due donne si sarebbero anche rivolte agli usurai. La vicenda sin dall'inizio poco chiara è stata ricostruita dai carabinieri, coordinati dalla Procura che ha disposto l'autopsia sul cadavere, per capire se ad uccidere la quarantenne sia stata la dose di anestetico somministrata dalla madre, in quanto fra le ipotesi in ballo, non si esclude che sia stata proprio la figlia a chiedere alla madre di iniettarle la dose fatale. Ipotesi che porterebbe anche a pensare ad un suicidio assistito, che differisce dall'eutanasia per il fatto che l'atto finale di togliersi la vita, somministrandosi le sostanze necessarie in modo autonomo e volontario, è compiuto interamente dal soggetto stesso e non da soggetti terzi, che si occupano di assistere la persona per gli altri aspetti, come la preparazione delle sostanze da ingerire o iniettare. Anche il suicidio assistito è comunque considerato un reato previsto dal codice penale ai sensi dell'articolo 580. Al momento Anna Cipresso è rinchiusa in carcere in attesa della convalida del fermo da parte del gip del Tribunale di Palermo, Ettorina Contino.

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