lunedì 16 giugno 2014

LE MOTIVAZIONI DELL'ASSOLUZIONE DI CARAVA': "NON C'ENTRA NULLA CON LA MAFIA"

Il tribunale di Marsala ha depositato le motivazioni della sentenza di assoluzione emessa il 6 febbraio scorso nei confronti dell'ex sindaco di Campobello di Mazara nel trapanese, Ciro Caravà, assolto dall'accusa di concorso in associazione mafiosa "per non aver commesso il fatto". Disposta la sentenza il collegio giudicante, presieduto da Gioacchino Natoli, ne aveva ordinato l'immediata scarcerazione. Le motivazioni della sentenza sono state depositate di recente e a Caravà, che aveva scontato preventivamente in carcere due anni, un mese e 21 giorni, i giudici hanno dedicato una cinquantina di pagine. "Non è possibile considerare prova contro Ciro Caravà il dialogo, intercettato, tra due soggetti appartenenti o vicini a Cosa Nostra che parlano dell'ex sindaco di Campobello di Mazara. Soprattutto se questi non viene mai ascoltato in conversazioni con appartenenti all'organizzazione criminale". È questa, nella sostanza, la motivazione in base alla quale il Tribunale di Marsala ha assolto l'ex sindaco di Campobello. Ciro Caravà era alla guida di una giunta di centrosinistra, quando fu rinviato a giudizio il 7 dicembre 2012, mentre il Comune venne sciolto per infiltrazioni mafiose il 27 luglio 2012. Il processo fu istruito in seguito all'inchiesta della Dda di Palermo che il 16 dicembre 2011 sfocio' nell'operazione antimafia ''Campus Belli''. Al centro delle indagini, avviate nel 2006, c'era uno dei ''sodalizi criminali'' considerato tra i più vicini al boss latitante Matteo Messina Denaro. Secondo gli investigatori, la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara avrebbe mantenuto uno stretto collegamento con Messina Denaro e, ''attraverso un pervasivo controllo del territorio'', sarebbe riuscita, secondo i magistrati a ''infiltrare progressivamente le attività imprenditoriali ed economiche dell'area''. L'ex primo cittadino, secondo l'accusa, avrebbe intrattenuto rapporti con esponenti della locale famiglia mafiosa capeggiata da Leonardo Bonafede. "Nelle conclusioni - spiega l'avvocato difensore Giuseppe Parrinello - il tribunale afferma che Caravà non c'entra nulla con la mafia. Non ci sono prove. Come accertato anche dalle indagini difensive. L'ex sindaco di Campobello, tra l'altro, non faceva parte delle commissioni che aggiudicavano le gare d'appalto e quindi non poteva favorire alcuno". Inoltre, nelle motivazioni si evidenzia che anche uno degli investigatori ascoltati nel corso del processo, il maresciallo Cito, ha dichiarato che "dalle intercettazioni non emerge nulla" su Caravà. "Noi difensori - prosegue l'avv. Parrinello - sin da subito, ascoltando le intercettazioni ambientali e telefoniche, ci siamo resi conto dell'estraneità di Caravà ai fatti contestati. Non c'erano intercettazioni dirette, ma solo di soggetti terzi che parlavano di lui. Come ipotesi investigativa ci poteva stare, ma le frasi intercettate non hanno trovato riscontro". Per l'ex sindaco l'accusa aveva chiesto 18 anni di carcere. E' probabile, dunque, che la Dda ricorra in appello. Ancora oggi, dopo l'assoluzione e nonostante le motivazioni depongano a suo favore, Caravà, amareggiato per una vicenda che lo ha provato duramente, resta chiuso nel suo silenzio non esprimendo alcun commento.

Nessun commento:

Posta un commento