sabato 28 giugno 2014

DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA CHE HA ASSOLTO IL SEN. D'ALI'. GUP:"PROVATI I RAPPORTI CON LA MAFIA FINO AGLI ANNI '90"

Con oltre settecento pagine è stata depositata la sentenza che il 30 settembre scorso ha assolto, con rito abbreviato, il senatore trapanese del Ncd, Antonio D'Alì, dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. "Vi è la prova - si legge in uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza - che Antonio D'Alì ha intrattenuto relazioni con l'associazione mafiosa fino agli anni '90, e che ne abbia con certezza ricevuto l'appoggio elettorale in occasione delle prime consultazioni alle quali si è candidato, ossia quelle dell'anno 1994". La sentenza è stata emessa dal giudice per le udienze preliminari di Palermo, Giovanni Francolini, che ha stabilito l'assoluzione dell'ex sottosegretario all'interno di Fi "perché il fatto non sussiste", ai sensi dell'articolo 530, 2°comma del codice di procedura penale, per insufficienza di prove, su i fatti successivi al 1994, mentre per le accuse antecedenti a quella data ha dichiarato prescritte le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa contestate ad Antonio D'Alì per "il non luogo a procedere per prescrizione". Prescritti i vecchi episodi risalenti al tempo che tiravano in ballo anche i rapporti con Francesco Messina Denaro, padre del super latitante Matteo, che lavorò nelle campagne della famiglia D'Alì, il politico trapanese era accusato di avere avuto per anni rapporti con le cosche e di avere ricevuto il sostegno elettorale dei boss. Secondo l'accusa, rappresentata dai pm Paolo Guido ed Andrea Tarondo, che avevano chiesto la condanna del parlamentare a sette anni e quattro mesi di reclusione, l'ex sottosegretario all'interno avrebbe venduto un terreno al boss Francesco Geraci, appartenuto a Totò Riina, ed anche pilotato appalti pubblici, facendoli assegnare ad imprese in odore di mafia. Prima del rinvio a giudizio dell'ex senatore, la procura di palermo aveva chiesto l'archiviazione dell'indagine, ma il gip Antonella Consiglio ordinò nuovi approfondimenti. Secondo i Pm, il senatore, che è stato sottosegretario al ministro dell'Interno, avrebbe cercato di far trasferire il prefetto di Trapani, Fulvio Sodano, che aveva sventato un tentativo della mafia di riappropriarsi occultamente della "Calcestruzzi ericina", sequestrata al boss trapanese Francesco Virga. Cannella "ha espressamente affermato - scrive il giudice citando, tra l'altro, le parole del pentito Tullio Cannella, definito "pienamente attendibile" - che Vincenzo Virga aveva dapprima indicato Antonio D'Alì tra le persone da coinvolgere nella nascita di Sicilia Libera, ossia del partito mediante il quale Cosa Nostra avrebbe inteso ottenere diretta rappresentanza politica, per la tutela - prosegue la sentenza - dei propri interessi senza mediazione con i partiti tradizionali, e che avrebbe dovuto operare per il tramite di personaggi puliti (come sarebbe apparso l'imputato, mai entrato in politica e portatore agli occhi esterni della propria esperienza imprenditoriale di banchiere), di fiducia, ossia che si prestassero ad agire nell'interesse dell'organizzazione". La procura di Palermo si prepara ad impugnare la parte della sentenza di primo grado che ha assolto il senatore D'Alì dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Nessun commento:

Posta un commento