martedì 3 giugno 2014

CONDANNE E RINVII A GIUDIZIO PER CASI DI MALASANITÀ TRA MARSALA E CASTELVETRANO

Tra rinvii a giudizio e condanne a medici dell'hinterland trapanese, altri due casi di malasanità tengono accesi i riflettori su i sanitari dell'Asp di Trapani, dopo il decesso del turista israeliano morto a pochi metri dall'ingresso del pronto soccorso. Dopo tre anni di indagini nei confronti di otto medici indagati per il decesso di una giovane partoriente, solo due medici sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo in concorso. Cataldo Anzalone e Vito Francesco Cuttone, entrambi di 56 anni, in servizio presso il reparto di ginecologia dell'ospedale Vittorio Emanuele II di Castelvetrano, devono rispondere della morte della paziente. Secondo l'accusa, i due professionisti castelvetranesi avrebbero formulato sulla vittima, la trentaduenne Girolama Maria Leone, di Castelvetrano, al settimo mese di gravidanza, una diagnosi errata per "negligenza, imprudenza e imperizia". Il decesso, per emorragia cerebrale, avvenne il 13 maggio 2011 nel reparto di rianimazione del Policlinico Paolo Giaccone di Palermo, dove era stata trasferita, in eliambulanza, in seguito alle complicazioni sopraggiunte al parto cesareo eseguito, quarantotto ore prima, all'ospedale Sant'Antonio Abate di Trapani, dove, dopo il trasferimento, aveva dato alla luce una bimba, che oggi ha tre anni. Dopo l'autorizzazione del marito, Giuseppe, alla donna vennero espiantati gli organi. Inizialmente, inseguito al sequestro delle cartelle cliniche da parte della guardia di finanza, nel registro degli indagati dalla Procura di Marsala vennero iscritti otto medici. Oltre ad Anzalone e Cuttone, il cui processo inizierà davanti il Tribunale di Marsala, gli avvisi di garanzia furono emessi anche per un'altra ginecologa dell'ospedale di Castelvetrano, Maria Daria Cangemi, per i due ginecologi dell'ospedale di Trapani, Giuseppe Buttafuoco e Francesca Paola Maltese, che eseguirono il taglio cesareo d'urgenza, e per tre anestesisti, Francesco Angelo, Francesco Matisi e Serena Giuffrè, dello stesso nosocomio. Dalle indagini, condotte dalla sezione di polizia giudiziaria della Guardia di finanza della Procura di Marsala e coordinate dal sostituto procuratore Sabrina Carmazzi, sono emerse responsabilità, secondo l'accusa, solo a carico di Anzalone e Cuttone, i primi due medici ad intervenire. Lo stesso pubblico ministero ha richiesto l'archiviazione delle accuse nei confronti degli altri medici indagati e fra questi della ginecologa Daria Cangemi, il cui operato si è concretizzato in una idonea ed attenta valutazione clinica e strumentale delle condizioni della gestante e del feto. In attesa dell'avvio del processo previsto per il 27 giugno prossimo, al Tribunale civile di Marsala, il giudice Manuela Palvarini, ha condannato tre medici del reparto ortopedia del vecchio ospedale "San Biagio" di Marsala e l'Asp di Trapani, a risarcire, in solido, con 517.984 euro, la vittima di un altro caso di malasanità. La somma dovrà essere versata a Simone Amato, adesso 35 enne, che nel marzo del 1996, in conseguenza di un incidente stradale, arrivò in ospedale con tibia e perone fratturati. Pochi giorni dopo, però, la gamba andò in cancrena e i medici dell'ospedale "Rizzoli" di Bologna, dove i genitori avevano deciso di trasferire il ragazzo, furono costretti ad amputare l'arto. Alla base, secondo l'accusa, vi fu la responsabilità dei tre medici marsalesi, Cristoforo Grammatico, primario di Ortopedia, Giuseppe Salvatore Marino e Nicola Voluti, accusati di "imprudenza, negligenza e imperizia", già condannati, nel 2003, dal giudice monocratico ad un anno di reclusione ciascuno per lesioni colpose gravi.

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