giovedì 29 maggio 2014

MAFIA. I TRE "TRONCONI" GIUDIZIARI DEL PROCESSO EDEN: 6 CONDANNE SU 8 IMPUTATI. RIUNITO A MARSALA IL PROCESSO AL CLAN MESSINA DENARO

In due giorni tra Marsala e Palermo si sono affrontati tre tranche del procedimento, scaturiti dall'operazione Eden, per diciotto imputati, accusati di far parte o di aver favorito il clan del boss latitante Matteo Messina Denaro. Dopo aver avviato mercoledì a Marsala il processo ordinario nei confronti di Patrizia Messina Denaro, Francesco Guttadauro, sorella e nipote del capomafia latitante, e Antonino Lo Sciuto, il Tribunale, il cui collegio è presieduto da Gioacchino Natoli, ha deciso ieri, di riunire il processo con un altro "troncone" giudiziario dell'inchiesta che, a dicembre scorso, ha portato in cella 30 presunti favoreggiatori del boss latitante e i vertici dei clan trapanesi. Le posizioni dei tre imputati sono state riunite a quelle di Antonella Agosta, Michele Mazzara e Francesco Spezia, accusati di intestazione fittizia, con l'aggravante di aver favorito l'associazione mafiosa, di Giuseppe Pilato, Vincenzo Torino, l'ingegnere Salvatore Torcivia, del Provveditorato per le opere penitenziarie di Palermo, accusato di turbativa d'asta, e Girolama La Cascia. Quest'ultima è individuata come una delle "parti lese", ma deve rispondere di false dichiarazioni al pm. Secondo l'accusa, Patrizia Messina Denaro, presente in aula, avrebbe retto il mandamento in assenza del fratello, con il quale continuava ad avere rapporti nonostante la latitanza. I reati a vario titolo contestati sono associazione mafiosa, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni, favoreggiamento aggravato, compravendita elettorale, corruzione, turbativa d'asta, aggravati dalle finalità mafiose. Mentre al tribunale di Marsala è in corso il dibattimento sui dieci imputati, a Palermo il gup Cesare Vincenti ha condannato sei degli otto imputati del processo celebrato in abbreviato. I giudici hanno escluso l'aggravante mafiosa e dichiarato prescritte le accuse contro l'imprenditore Rosario Pinto ed assolto il meccanico Giovanni Faraone, entrambi accusati di favoreggiamento. A 5 anni e 4 mesi, stessa pena chiesta dal pm Paolo Guido, è stato condannato il dichiarante Lorenzo Cimarosa. Al cugino acquisito del boss castelvetranese, la Procura ha chiesto che gli venissero concesse le attenuanti generiche, ma non la speciale attenuante prevista per i pentiti che apportino un contributo rilevante alle indagini. Per intestazione fittizia di beni sono stati condannati i coniugi Lea Cataldo e Francesco Lupino, rispettivamente a 3 anni e 6 mesi e 3 anni. All'altro cugino del super latitante, Mario Messina Denaro, accusato di tentativo di estorsione, sono stati disposti 4 anni e 2 mesi. Due anni la pena inflitta a Giuseppe Marino, figlio di un giudice, imputato di corruzione. Infine, ad 8 anni e 2 mesi è stato condannato il presunto capomafia di Campobello di Mazara Nicolò Polizzi. Lo scorso 12 marzo, davanti lo stesso giudice, quattro imputati, Aldo Tonino Di Stefano, Vincenzo Peruzza, Girolamo Cangialosi e la vigilessa Antonella Montagnini, ex cognata del boss campobellese, hanno già patteggiato la pena. La prossima udienza del processo riunito è fissata per il 5 giugno, data in cui il tribunale di Marsala si pronuncerà sull'ammissione delle parti civili.

Nessun commento:

Posta un commento