lunedì 12 maggio 2014

L'OMBRA DI MESSINA DENARO SULLA SANITÀ SICILIANA

C'è l'ombra di Matteo Messina Denaro sulla sanità siciliana. L'imprendibile ultimo "capo dei capi" è coinvolto nella vicenda giudiziaria della rete delle cliniche private, prestanti servizio agli emodializzati, che sta per esplodere, con decine di persone coinvolte, alcune delle quali già iscritte nel registro degli indagati, fra imprenditori, professionisti e funzionari pubblici. L'ultima inchiesta choc della Procura di Palermo è "in una fase avanzata", confermano fonti giudiziarie. L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci, in strettissimo contatto col procuratore capo Francesco Messineo e con in prima linea la Dia e il Nucleo investigativo dei carabinieri, si sta sviluppando su un delicatissimo crinale fra associazione mafiosa, truffa ai danni del sistema sanitario nazionale e svariati corollari, dal falso in atto pubblico alla corruzione, che chiamano in causa imprenditori del settore sanitario, professionisti e funzionari regionali. Un sistema che non guarda in faccia nessuno, alimentandosi di cittadini emodializzati, sottoposti a cure lunghe e talmente invasive da ridurre al minimo il diritto di una vita normale. La rete delle cliniche private per gli emodializzati, alcune delle quali, secondo le indagini, gestite da prestanome e persone vicinissime al boss latitante castelvetranese, conta in Sicilia ottantotto strutture accreditate che si dividono un budget di 110 milioni l'anno di fondi pubblici. Una "macchina mangiasoldi", retta da pressioni criminali e corruzione, che la Procura di Palermo ha passato allo scanner. Setacciando anche le pagine più nascoste di questo redditizio settore, la magistratura palermitana ha spulciato con maggiore attenzione la posizione di una multinazionale della nefrologia privata, con sedi in tutta la regione, e soprattutto passaggi di proprietà con tanto di atti notarili, su cliniche private già accreditate e dunque destinatarie delle risorse pubbliche che l'assessorato regionale alla Salute destina alle strutture per i servizi ambulatoriali ai circa cinque mila emodializzati siciliani. Una tecnica puramente imprenditoriale di mercato che sarebbe legale, se non nascondesse una serie di irregolarità assortite, dai "semplici" illeciti amministrativi fino a sfiorare un'ipotesi di reato fra il favoreggiamento e il concorso esterno in associazione mafiosa. Al vaglio anche le singole condotte di alcuni professionisti (notai, avvocati, manager), non proprio tutti ignari dell'identità e degli scopi dei loro interlocutori. Ma i riflettori delle indagini, oltre ad essere rivolti alla parte occidentale della Sicilia, Palermo e Trapani, arrivano fino a quella orientale, con alcuni file aperti nelle province di Catania e Siracusa. Dai riscontri effettuati sulle strutture private sono emerse delle ombre su alcune cliniche che avrebbero concluso il passaggio di proprietà con una facilità in stile "burocrazia zero". Un meccanismo da manuale per riciclare il denaro sporco, che attraverso l'acquisto dell'intera proprietà delle cliniche o di una quota tanto sostanziosa concede il controllo di fatto, in cui Messina Denaro, tramite persone fidate, si trova già dentro. Tra le verifiche svolte dalla Procura, sono emersi i mancati controlli di secondo livello previsti per legge, a partire dalla certificazione antimafia, che attesta il pedigree di legalità di aziende o singoli imprenditori che di fatto sono soggetti diversi rispetto a chi aveva ottenuto l'accreditamento alla Regione. E' proprio su questo passaggio, nei casi più gravi riscontrati dalla Procura, che aleggia il fantasma di Messina Denaro e dei suoi "compari". Da indiscrezioni trapelate dal Palazzo di giustizia palermitano pare addirittura che nella lista nera dei "signori della dialisi" ci sia pure un omonimo del latitante più ricercato d'Italia. Sia sulle potenziali infiltrazioni mafiose che sugli illeciti amministrativi il filo conduttore è il rapporto di "amicizia" negli uffici-chiave della Regione. Non a caso gli inquirenti hanno sentito l'assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino, che si è messa subito a disposizione per far luce su eventuali distorsioni all'interno del Dipartimento.




 

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