venerdì 16 maggio 2014

LA BREVE ED INTENSA VITA DI MAURO ROSTAGNO

Mauro Rostagno nasce a Torino il 6 marzo 1942, figlio di dipendenti presso la Fiat. A diciotto anni si sposa con una ragazza poco più giovane di lui, dalla quale ha la prima figlia, per tale motivo non riesce subito a conseguire la ormai prossima maturità scientifica. Dopo pochi mesi lascia la moglie e la figlia e si allontana dall'Italia. Lavora in Germania e in Inghilterra. Tornato in Italia, si stabilisce a Milano dove, presa la licenza liceale con il proposito di fare il giornalista, resta coinvolto in un clamoroso gesto di protesta mentre sotto il consolato spagnolo manifesta contro il regime franchista. Emigra nuovamente, questa volta in Francia, e si stabilisce a Parigi, dove subisce un provvedimento di espulsione per essere stato fermato durante una manifestazione giovanile. Dopo le annate di dibattiti e manifestazioni studentesche, tornato in Italia, decide di far contenta la madre e completare gli studi universitari nel 1970, laureandosi in sociologia. In quegli stessi anni Rostagno fonda il movimento politico Lotta Continua, assieme ad Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani, Guido Viale, Marco Boato. Tra il 1972 e il 1975, si trasferisce a Palermo, perché gli viene conferito l'incarico di assistente nella cattedra di sociologia dell'Università di Palermo. Alle Elezioni politiche italiane del 1976 si candida alla Camera nella lista Democrazia Proletaria nei collegi di Milano, Roma e Palermo, ma il seggio non scatta per pochi voti. Nello stesso anno, dopo lo scioglimento del movimento politico, Rostagno si fa promotore dell'apertura a Milano del Macondo, uno dei primi centri sociali inaugurati in Italia. Conclusa tale esperienza si reca in India, dove intraprende un percorso di crescita spirituale presso la comunità degli "arancioni" di Osho. Rientrato in Italia si trasferisce a Valderice, in provincia di Trapani, dove nel 1981 a Lenzi fonda, insieme a Francesco Cardella e Chicca Roveri, il centro Saman, un luogo di aggregazione sorto con l'intento di divulgare gli insegnamenti appresi in India, ma che col tempo verrà trasformato in un centro di accoglienza e recupero di tossicodipendenti. Dai microfoni di Rtc, un'emittente locale trapanese, per la quale Mauro collabora in qualità di caporedattore del telegiornale, nei suoi interventi, in diretta televisiva, non ha mai avuto alcuna esitazione nel denunciare malaffari e soprusi, con nomi e cognomi di personaggi molto influenti, collegando mafia, massoneria, p2, gladio, servizi segreti "deviati" ed esercito italiano. Il 26 settembre 1988 Mauro Rostagno, a 46 anni, viene ucciso in un efferato agguato architettato dai "poteri forti". Dopo ripetute indagini e ripetuti depistaggi, in attesa di conoscere pienamente la verità, il suo omicidio è stato addebitato alla mafia trapanese. Il nuovo capitolo sulle "sottovalutazioni inspiegabili", più volte sottolineate dai pm, entrerà nell'inchiesta parallela sulla matrice del delitto dalla quale emerge, secondo l'accusa, che a uccidere il giornalista fu la mafia "ma non solo la mafia".

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