venerdì 16 maggio 2014

EMESSA LA SENTENZA: ERGASTOLO PER VIRGA E MAZZARA. L'OMICIDIO DI MAURO ROSTAGNO FU RICHIESTO DA DON CICCIO MESSINA DENARO



Ergastolo per entrambi gli imputati del processo per l'omicidio del sociologo e giornalista Mauro Rostagno
assassinato in Contrada Lenzi a Valderice il 26 settembre del 1988. Dopo cinquantacinque ore di Camera di consiglio, nell'aula bunker del carcere San Giuliano, la condanna è arrivata alle 23,39. Fu la mafia ad uccidere Mauro Rostagno. La sentenza è stata emessa quasi 26 anni dopo l'omicidio. I giudici della Corte d'Assise di Trapani, presieduta da Angelo Pellino, dopo le repliche finali del Pubblico Ministero, dei difensori di parte civile e degli imputati, si erano ritirati martedì poco dopo mezzogiorno, per emettere la sentenza nei confronti del capo del mandamento di Trapani, Vincenzo Virga e del sicario della famiglia mafiosa Vito Mazzara, entrambi in carcere, già ergastolani, con sentenze inappellabili, perché autori di omicidi di mafia. Ad accusare Virga una nutrita serie di testimoni "pentiti" che concordemente, da Vincenzo Sinacori ad Angelo Siini a Giovanni Brusca, hanno riferito del mandato ad uccidere Rostagno dato dal capomafia, don Ciccio Messina Denaro a Vincenzo Virga nel corso di un meeting in un oleificio di Castelvetrano. A chiedere la condanna all'ergastolo degli unici due imputati, al termine della requisitoria, i pubblici ministeri, Gaetano Paci e Francesco Del Bene. I difensori avevano, invece, chiesto l'assoluzione dei loro assistiti per non aver commesso il fatto. "La Corte ha ritenuto che l'unica ipotesi veramente fondata - ha commentato, subito dopo la sentenza, il pubblico ministero Gaetano Paci - fosse quella mafiosa. Di questo non possiamo che esserle grati". La Corte ha condannato gli imputati anche al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, tra le quali l'Ordine dei giornalisti, la comunità Saman, per il recupero di tossicodipendenti, di cui Rostagno era il fondatore, i familiari del sociologo e l'Associazione della stampa. E' stata inoltre disposta la trasmissione degli atti alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo per procedere nei confronti di dieci testimoni per il reato di falsa testimonianza. Si tratta del luogotenente dei carabinieri Beniamino Cannas, il maresciallo della Guardia di Finanza Angelo Vozza, Liborio Fiorino, Antonio Gianquinto, Leonie Heuer, Salvatore Martinez, Rocco Polisano, Natale Torregrossa, Salvatore Vassallo e dell'editrice dell'emittente televisiva Rtc Caterina Ingrasciotta, televisione privata dalla quale Rostagno denunciava cosa nostra e i suoi legami con la politica e la massoneria deviata. "Ci sono stati - ha commentato, dopo la sentenza, Elisabetta Roveri, compagna di Mauro Rostagno - molti depistaggi iniziali, molte omissioni e miopie, come sono state definite con bontà". La riapertura del procedimento penale si deve nel 2007, nella sua allora qualità di magistrato inquirente, all'attuale commissario straordinario della provincia di Trapani, Antonio Ingroia, allora Procuratore Aggiunto di Palermo che rappresentò l'accusa nelle prime fasi del processo. "Le lunghe e non facili indagini che si sono susseguite in tutti questi anni - sottolinea Antonio Ingroia – hanno fatto registrare l'alternarsi di svariate ipotesi. Ritengo però che il processo abbia messo in chiaro, confermandola, la matrice mafiosa del delitto". Il processo si è protratto per 67 udienze, durante le quali sono stati ascoltati 144 testi ed effettuate quattro perizie. Questa lunga attesa ha lasciato intravedere che sono state molte le circostanze non chiare che i magistrati e i giudici popolari hanno approfondito, soprattutto per quanto riguarda la perizia balistica, vero tema controverso di questo processo. "I tempi sono stati molto lunghi ma siamo arrivati ad un risultato", ha detto, in lacrime, Carla Rostagno, sorella del sociologo.

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