venerdì 25 aprile 2014

MAFIA. PROCESSO EDEN A MARSALA PER I PARENTI STRETTI DI MESSINA DENARO

Patrizia Messina Denaro e Francesco Guttadauro, sorella e nipote del boss latitante Matteo Messina Denaro, e Antonio Lo Sciuto, sono stati rinviati a giudizio davanti al Tribunale di Marsala. Il processo, che prenderà il via il 28 maggio prossimo, con rito ordinario, nasce dall'inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Palermo, denominata operazione Eden, che il 13 dicembre scorso portò in cella trenta persone, vicine al boss latitante, tra le quali la sorella. Anna Patrizia Messina Denaro è la principale imputata, ritenuta l'anello di congiunzione con il fratello Matteo, mantenendo i rapporti nonostante la latitanza, quella che prende gli ordini, riceve i "pizzini", e in famiglia fa le sue veci. All'imputata è contestata anche un'estorsione ai danni di Girolama La Cascia, rinviata a giudizio per false dichiarazioni al pm, ed un'altra assieme al nipote Francesco Guttadauro ai danni di Rosetta e Vincenzo Campagna. Il processo si terrà a Marsala e non a Palermo, nonostante ancora una volta la Procura di Palermo abbia tentato di far prevalere il concetto di Messina Denaro quale capo della mafia siciliana, e quindi portare la competenza territoriale nel capoluogo siciliano. Una circostanza che si era posta anche in occasione del processo Golem 2, l'operazione antimafia che, nel 2010, precedette Eden, e che ha visto i legali degli imputati chiedere ed ottenere la competenza territoriale di Marsala, tribunale nella cui circoscrizione ricade anche Castelvetrano. Delle trenta persone coinvolte nell'operazione della dda, ventidue sono accusate, a vario titolo, di far parte o di aver favorito il clan mafioso di Messina Denaro. L'undici marzo scorso hanno patteggiato in quattro nell'udienza preliminare che si è svolta davanti al gup Cesare Vincenti. A due anni, pena sospesa, è stato condannato Aldo Tonino Di Stefano, mentre ad un anno e quattro mesi, ciascuno, Vincenzo Peruzza, Girolamo Cangialosi e Antonella Montagnini. I primi due erano accusati di trasferimento fraudolento di denaro, Cangialosi di favoreggiamento, Montagnini, vigile urbano nel Comune di Paderno Dugnano (Mi), di essersi introdotta abusivamente in un sistema informatico protetto da misure di sicurezza. Sono stati, invece, rinviati a giudizio davanti al Tribunale di Marsala, il 19 maggio prossimo, Antonella Agosta, Girolama La Cascia, Michele Mazzara, Giuseppe Pilato, Francesco Spezia, Salvatore Torcivia e Vincenzo Torino. Nel procedimento giudiziario n° 4148/2014 del registro generale della notizie di reato, pendente dinanzi al Tribunale di Palermo, il Comune di Castelvetrano si è costituito parte civile, per "l'integrale risarcimento dei danni materiali e morali subiti", arrivando però in ritardo rispetto alla posizione di alcuni imputati. "Solo per un disguido infatti - aveva spiegato il vice sindaco, l'avvocato Marco Campagna - la costituzione non è stata presentata in sede di udienza preliminare". Udienza nella quale Mario Messina Denaro, ritenuto l'autore dell'atto estorsivo all'imprenditrice Elena Ferraro, titolare della clinica Hermes di Castelvetrano, aveva già comunicato di preferire il rito abbreviato. Oltre al cugino del latitante hanno scelto il rito abbreviato, dinanzi al Gup Cesare Vincenti, Lea Cataldo, Giovanni Faraone, Francesco Luppino, Giuseppe Marino, Rosario Pinto, Nicolò Polizzi e Lorenzo Cimarosa, l'altro parente del boss castelvetranese. Cimarosa, uno dei principali bracci del potere imprenditoriale di Messina Denaro, è oggi dichiarante "poiché io e tutta la mia famiglia siamo stanchi di subire arresti, condanne e sequestri per causa di Matteo Messina Denaro, il quale pensa solo a se stesso e a gestire la sua latitanza". Si tratta del primo caso di una persona che, dall'interno del clan Messina Denaro, fa delle dichiarazioni. "Non sono un pentito – ha ribadito Cimarosa, lo scorso 16 aprile, deponendo nell'incidente probatorio per l'udienza preliminare in cui sono imputati Patrizia Messina Denaro e Francesco Guttadauro- ma ho voluto dire di avere dato soldi della mia impresa, la Mg Costruzioni, utilizzati per la latitanza di Messina Denaro. Non potevo non farlo". L'imprenditore ha rilasciato scottanti rivelazioni al pool palermitano, le cui indagini sono affidate ai pm Paolo Guido e Marzia Sabella. "Comandano loro, dappertutto. A Castelvetrano e non solo. Io alternative non ne avevo: o pagavo e tacevo o andavo a denunciare i miei parenti, Patrizia Messina Denaro e Francesco Guttadauro. Non sono e non mi sento mafioso. Nemmeno avevo paura, ma sapevo anche che non avrei più lavorato".

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