venerdì 28 marzo 2014

EX SINDACO CONDANNATO A RISARCIRE IL COMUNE DI PANTELLERIA PER DANNO D'IMMAGINE

La Corte dei conti ha condannato Alberto Di Marzo, 63 anni, ex primo cittadino di Pantelleria, a risarcire venti mila euro per il danno causato all'immagine dell'amministrazione comunale pantesca. La sentenza è stata emessa dalla Sezione giurisdizionale. La vicenda risale al 22 maggio 2012, quando Di Marzo, che era stato eletto due anni prima con la lista civica "Pantelleria libera", era finito in manette con l'accusa di corruzione aggravata. Secondo l'accusa, avrebbe intascato una "mazzetta" di dieci mila euro ed oggetti in oro per ottocento euro dall'imprenditore edile di Alcamo, Ernesto Emmolo, per avere conferito un incarico esterno, con contratto a tempo determinato, al figlio Dario, ingegnere idraulico, come tecnico al Comune. Dopo l'arresto, all'indomani dell'interrogatorio di garanzia, condotto dal gip di Marsala, Vito Marcello Saladino, Di Marzo si era dimesso, patteggiando poi, il 19 luglio dello stesso anno, la pena ad un anno e mezzo di reclusione, pena sospesa. Respingendo la tesi della difesa, che sosteneva "l'assenza di prova di responsabilità sotto il profilo causale, poiché la somma di denaro scaturiva da un prestito, considerato che era totalmente impossibile nell'ambito della Pubblica amministrazione che un rapporto a tempo determinato si trasformasse a tempo indeterminato senza concorso", i giudici contabili scrivono nelle motivazioni che "la condotta del convenuto, per la gravità dei fatti addebitatigli in sede penale, ha certamente determinato, anche in considerazione del tipo di attività da lui svolta, quale capo dell'amministrazione comunale, una minore credibilità e prestigio per la pubblica amministrazione ed una diminuzione di potenzialità della sua capacità operativa, ingenerando altresì nei cittadini la convinzione di una distorta organizzazione dei pubblici poteri". Per l'ex sindaco di Pantelleria, però, quello della tangente non è stato il primo guaio giudiziario. Dieci anni prima, la sua precedente sindacatura era stata "interrotta", il 23 settembre del 2002, per essere stato arrestato con l'accusa di aver compiuto estorsioni ai danni di alcuni imprenditori. In primo grado venne condannato a tre anni e sei mesi di reclusione. In appello, poi, venne assolto.

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