sabato 15 marzo 2014

COLPO DI SCENA AL PROCESSO ROSTAGNO. LA PERIZIA DEL GENERALE GAROFALO SCAGIONA IL BOSS MAZZARA

Il Dna rinvenuto nel sottocanna del fucile utilizzato per uccidere Mauro Rostagno "non appartiene a Vito Mazzara", imputato con l'accusa di essere uno dei sicari. Ad affermarlo davanti ai giudici della Corte di assise di Trapani è il generale Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, scelto dalla difesa di Mazzara come consulente. Nel processo contro i presunti killer del giornalista Rostagno è imputato anche il boss Vincenzo Virga. Per l'ex ufficiale dell'Arma, "quel Dna va necessariamente ricondotto ad una miscela genetica dovuta ad una contaminazione". E' scontro tra periti del tribunale e consulente della difesa al processo per l'omicidio di Mauro Rostagno. Secondo il generale Luciano Garofano, i frammenti lignei del sottocanna del fucile trovati sul luogo del delitto non sono riconducibili all'imputato. Il "Dna non può resistere - spiega Garofalo - per venticinque anni senza degradarsi". Il consulente di parte ha contestato alcune "scelte arbitrali dei periti", nonché "l'uso di un software valido soltanto per esperimenti di laboratorio". Oltre al metodo adottato, Garofalo contesta anche le conclusioni dei professori Silvano Presciuttini ed Elena Carra e della dottoressa Paola Di Simone. I tre periti, incaricati dalla Corte d'Assise di esaminare i reperti, erano giunti ad una conclusione opposta ritenendo che gli stessi fossero riconducibili a Vito Mazzara. Secondo Garofano, la contaminazione dei frammenti, maneggiati in questi venticinque anni da diversi soggetti, "imponeva criteri analitici assolutamente stringenti e cauti". Il consulente di parte sostiene di aver utilizzato un software impiegato negli Stati Uniti per identificare le vittime delle Torri gemelle, specificando che il quantitativo di Dna su cui hanno lavorato i periti "è insufficiente" per poter risalire ad un profilo. Per il consulente, il metodo adottato dai periti non sarebbe attendibile, in quanto avrebbero operato "con un metodo non validato dalla polizia scientifica italiana" e cioè "sotto la soglia di validità", compiendo delle "forzature". Inoltre, Luciano Garofalo ha contestato anche il metodo in uso alla Polizia di Stato. "Lo Stato - ha osservato polemicamente Garofano - spende soldi inutilmente per validare i metodi di analisi?". La difesa con la perizia del generale Garofalo, che scagiona il presunto killer, Vito Mazzara, ha giocato le proprie carte con una conclusione ovviamente favorevole agli imputati.

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