giovedì 13 marzo 2014

COLPO DI SCENA AL PROCESSO PER L'OMICIDIO DELLA GESTANTE SEMI CARBONIZZATA NELLE CAMPAGNE DI TRAPANI

Salvatore Savalli avrebbe pianificato con fredda lucidità l'uccisione della moglie. Ad accusarlo l'amante, Giovanna Purpura, nel corso del processo per la morte di Maria Anastasi, la trentanovenne casalinga trapanese, il cui corpo semi carbonizzato venne rinvenuto nelle campagne trapanesi il 5 luglio 2012. La vittima, madre di tre figli, giunta al nono mese di gravidanza, fu colpita ripetutamente alla testa con un oggetto contundente e data alle fiamme il 4 luglio di due anni fa. I due amanti, imputati nel processo per l'omicidio di Maria Anastasi, sono ritenuti dalla Procura di Trapani gli autori dell'efferato delitto. L'operaio, dopo aver denunciato la scomparsa della moglie, aveva fornito successivamente diverse versioni dei fatti. Ad agire, secondo gli inquirenti, era stato proprio il marito, che deve rispondere di omicidio preterintenzionale con l'aggravante della crudeltà e di aver cagionato la morte del feto in prossimità del parto, con il supporto dell'amante, accusata di concorso in omicidio con l'aggravante della crudeltà. Per gli inquirenti, i sostituti procuratore Andrea Tarondo e Sara Morri, il concorso è stato materiale, per aver assistito al delitto, e morale, per aver "coperto" il complice. Giovanna Purpura, nella penultima udienza, aveva deciso di non rendere dichiarazioni, ma a sorpresa ieri mattina, nell'udienza attesa per le deposizioni dei primi testi della difesa, ha deciso di parlare e puntare nuovamente il dito contro l'amante. Sentita dalla Corte d'Assise di Trapani, ha raccontato che qualche giorno prima del delitto Savalli le confidò l'intenzione di avvelenare la moglie. Lei avrebbe tentato di convincerlo a desistere. "Non pensavo che l'avrebbe fatto veramente", ha riferito ieri ai giudici. Il 4 luglio, ha raccontato Giovanna Purpura, Savalli ha chiesto a lei ed alla moglie di salire in auto. Una volta giunto in un luogo isolato, nelle campagne trapanesi, ha arrestato la marcia. "Ci ha detto di scendere dall'auto e parlare. Maria sospettava che avessi una relazione con suo marito. Io - ha spiegato la Purpura - avevo sempre negato. Maria s'è scusata e mi ha abbracciata". Mentre le due donne parlavano, Savalli avrebbe aperto il cofano prelevando una zappa. Quando Maria Anastasi ha compreso l'intenzione del marito, ha raccontato Giovanna Purpura, ha tentato di fuggire. "No Salvatore, c'è la bambina", avrebbe urlato la moglie, prima di essere colpita. Maria Anastasi era in attesa della quarta figlia, prossima al parto. Giovanna Purpura ha raccontato anche che dopo il primo colpo la donna è corsa verso di lei chiedendole di aiutarla. Ma lei non è intervenuta. "Ero terrorizzata", ha ribadito, sostenendo ancora la versione iniziale. "Non sono intervenuta perché temevo che Salvatore potesse fare male anche a me ed ai miei bambini". La Purpura sin dall'inizio ha sempre sostenuto la versione che ad uccidere Maria Anastasi era stato l'operaio, senza alcuna sua collaborazione, perché asserisce di aver solamente assistito "pietrificata" all'omicidio. A differenza di Salvatore Savalli che ha sempre fornito versioni diverse e contrastanti dei fatti, sino alla precedente udienza, nella quale, dopo aver preannunciato qualche settimana prima la sua intenzione di deporre in aula, ha invece scelto il silenzio non sottoponendosi all'esame previsto davanti alla Corte d'Assise di Trapani. La deposizione fornita ieri dall'imputata, dunque, non ha cambiato le posizioni dei due amanti che, sin dal primo giorno, si sono scambiati accuse reciproche. Savalli resta l'indagato principale accusato di omicidio premeditato.

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