sabato 22 marzo 2014

ARZILLA OTTANTENNE CONDANNATA PER LA SUA FOCOSA GELOSIA, DOPO AVER SCAGLIATO UN VASO IN TESTA AL MARITO

Un'arzilla pensionata di ottant'anni di Alcamo è stata condannata ad otto mesi e venti giorni di reclusione per lesioni personali ed ingiurie, legate alla sua accecata gelosia. Sospettando che il marito la tradisce con la figlia adottiva, al culmine di una lite lo aggredisce scagliandogli contro un vaso in testa. Oggetto del contendere, tra marito e moglie, era la figlia adottiva della coppia. Tempo fa, non avendo potuto avere figli propri, la coppia decide di coronare il sogno di avere una figlia adottandola. Ma la scelta si rivela alla fine deleteria per il rapporto d'amore tra i due anziani. A dispetto della sua veneranda età, l'anziana sente ancora ribollire il sangue nelle vene, ama e vuole sentirsi amata. Tra mamma e figlia però il rapporto pare non essere mai decollato. Alla base una mancanza di fiducia e quell'ossessione chiamata tradimento. Un dubbio che la logora da tempo. L'ottantenne, morsa dalla gelosia, che cresce ogni giorno di più, accusa il coniuge del rapporto idilliaco instaurato con la giovane. Lo scambio di carezze, le effusioni e le attenzioni diventano un'ossessione per la donna tipicamente sicula che in quella figlia adottiva pensava di riporre la sua felicità ed invece ha finito per essere il suo incubo. La donna comincia a notare un certo feeling tra il marito e la figlia adottiva, aumentando il suo astio nei loro confronti. Cosa è realmente accaduto dentro quelle quattro mura domestiche è difficile da potere sapere. Sta di fatto che la relazione tra marito e moglie diventava sempre più tesa. Continui liti, grida furibonde e parole grosse volano da quell'appartamento nel centro storico alcamese, sino a quando scoppia l'ennesimo litigio in famiglia, sempre per lo stesso motivo, con l'anziana a rimproverare al coniuge di tradirla con la figlia adottiva. Lui ha sempre e continuamente negato sino a che non accade l'inconcepibile. La focosa vicenda, in salsa tutta siciliana, per cui l'alcamese finisce sotto processo, scoppia il 22 maggio dello scorso anno. In un momento di accecante rabbia l'ottantenne prende in mano un vaso e colpisce in testa il marito, presunto fedifrago, che cade a terra tramortito senza dare segni di vita. Scattano momenti di panico con la corsa in ambulanza all'ospedale San Vito e Santo Spirito di Alcamo. Fortunatamente giunge da parte dei sanitari la rassicurazione che si è trattato solo di uno svenimento e che 
la vittima, dopo aver riportato una contusione al capo, se la sarebbe cavata con 7 giorni di prognosi. Ma la storia d'amore naufragata in un'aggressione avrebbe potuto anche avere risvolti davvero tragici. Ciò nonostante, la moglie è finta sotto processo chiedendo di definire la sua posizione con il rito del patteggiamento. L'anziana donna è stata ritenuta colpevole di lesioni "personali e ingiurie", condannata ad otto mesi e venti giorni di reclusione. Fortunatamente per lei, l'età molto avanzata le ha permesso di evitare la cella, portando il giudice a sospendere la pena.

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