venerdì 28 febbraio 2014

PROCESSO SAVALLI. IL MARITO DELLA DONNA INCINTA SEMI CARBONIZZATA NON DEPONE IN AULA

 Salvatore Savalli, l'operaio imputato di avere ucciso la moglie al nono mese di gravidanza, Maria Anastasi, e
di averla bruciata nelle campagne trapanesi il 4 luglio 2012, ha scelto il silenzio e non si è sottoposto all'esame previsto per ieri davanti alla Corte d'Assise di Trapani. Difeso dagli avvocati Mario Noto e Leonardo Genna, Savalli aveva preannunciato qualche settimana fa la sua intenzione di deporre in aula, salvo poi cambiare idea a sorpresa ieri mattina. I pm Andrea Tarondo e Sara Morri hanno prodotto i verbali di diversi interrogatori a cui l'imputato era stato sottoposto in fase di indagini. Inoltre, tanti i testi dell'accusa che finora hanno deposto contro l'operaio che aveva più volte minacciato di morte la moglie. Come la testimonianza dell'amica della vittima, Maria Carini, che deponendo in Corte d'Assise aveva riferito "Una volta mentre ero a casa di Maria, suo marito le disse 'io t'ammazzo, a costo che mi faccio 30 anni di galera'. Dopo -ha detto in aula la teste- le diede una testata". La donna ha parlato di Maria Anastasi come di una "sorella" e ha riferito di lividi e rigonfiamenti notati su corpo dell’amica in varie occasioni. "Una volta - aveva proseguito la Carini - la vidi con un piede gonfio e lei mi disse che le era caduto l'asse da stiro sul piede.Un'altra volta aveva un occhio nero e mi spiegò che aveva sbattuto contro uno sportello della cucina. Maria nascondeva, a volte piangeva, ma non raccontava nulla. La figlia Simona invece mi riferiva che Savalli le picchiava e le riempiva di schiaffi". Maria Carini ha dipinto il marito della vittima come un uomo "geloso" che avrebbe impedito alla moglie di continuare a lavorare nella friggitoria di una zia, che le avrebbe sequestrato il cellulare impedendole persino di incontrare un'amica. "A un certo punto - ha concluso la testimone- Maria mi disse che non potevo più andare a casa sua perché suo marito era geloso, così ci vedevamo fuori, di nascosto". Anche la sua ex amante Giovanna Purpura, imputata nel processo assieme all'operaio, aveva deciso nella scorsa udienza di non rendere dichiarazioni. Purpura è chiamata a rispondere insieme con l'amante, Salvatore Savalli, marito della vittima, dell'accusa di concorso in omicidio. Ma lei sin dall'inizio ha sempre sostenuto che ad uccidere Maria Anastasi è stato l'amante, senza alcuna sua collaborazione. Dal processo emerge il quadro di una donna, Giovanna Purpura, anche lei vittima delle violenze degli uomini. Per dieci anni sarebbe stata ripetutamente maltrattata dal suo compagno, un uomo violento alcolizzato. "Lei subiva in silenzio e non denunciava", ha raccontato la sorella, Laura, chiamata a deporre nell'ambito del processo. "Se le dicevo di andare dai carabinieri mi rispondeva che dovevo farmi gli affari miei". Alla fine si decise a denunciare, ma dopo un anno tornò dal suo compagno. "Lui gli disse che era cambiato e lei lo credette. Mi chiese anche di ritrattare ciò che avevo detto ai carabinieri. Mi rifiutai e le dissi di non cercarmi più". Ma presto la Purpura avrebbe scoperto che il suo compagno non era cambiato. Anche con Savalli la situazione non sarebbe stata migliore. Giovanna Purpura ha denunciato dei maltrattamenti, ma di ciò la sorella non è in grado di riferire. "L'ho rivista solo dopo che venne arrestata". A San Giuliano, nel reparto femminile, dove è attualmente detenuta da più di un anno, la Purpura avrebbe subito angherie dalle altre detenute. Una compagna di cella, una donna rumena, a luglio scorso, sarebbe arrivata persino a picchiarla e la Procura ha avviato un'indagine. "Abbiamo chiesto di trasferire la signora Purpura altrove ma non è stato fatto" ha riferito il suo legale, l'avv. Elisa Demma. La prossima udienza si svolgerà il 13 marzo e saranno ascoltati i primi testi della difesa.

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