mercoledì 26 febbraio 2014

MAFIA, OPERAZIONE "CALA SPA". SI E' COSTITUITO IL 27° "COLLETTO BIANCO" RICERCATO, L'AVV. TORTORICI.

Si è costituito il 27 esimo colletto bianco su cui pendeva da ieri l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nell'ambito dell'operazione "Cala Spa". L'avvocato Alfredo Tortorici era ricercato dai carabinieri e si è costituito questa mattina al carcere Pagliarelli di Palermo. Tortorici, secondo gli inquirenti, sarebbe al centro di uno dei misteri dell'inchiesta. Lorenzo Romano, il consulente finanziario arrestato ieri nell'operazione, sarebbe stato in contatto con un agente dei servizi segreti per "avere notizie indebite sul conto di altri componenti del sodalizio" ed in particolare proprio sull'avvocato Tortorici. Sono tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, di "associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, anche ai danni di noti istituti di credito e numerose società finanziarie, e la pubblica fede, nonché di riciclaggio degli illeciti profitti". Le vicende criminose accertate nel corso delle indagini, costituenti reati-fine del sodalizio, possono schematizzarsi: nel tentativo di sottrazione di ingenti somme di denaro attraverso l’accesso abusivo al sistema informatico e telematico del Gruppo Monte dei Paschi di Siena, previo furto da una filiale MPS di Palermo di documentazione cartacea ed informatica da utilizzare per la commissione del reato; nel tentativo di riciclaggio di ingenti somme in valuta estera; nel tentativo di truffa posto in essere attraverso la realizzazione di false polizze fideiussorie, previo furto da una filiale MPS di Palermo della relativa documentazione e modulistica; nelle truffe commesse in danno di società finanziarie e dell’INPS, attraverso fittizie “cessioni del quinto dello stipendio” e indebite riscossioni di “indennità di disoccupazione”; nella rapina di quasi due miliardi di lire consumata il 2 maggio 1995 a Messina, in danno di una filiale del Monte dei Paschi di Siena. Le indagini nascono, nel febbraio 2009, dopo l’operazione “Senza Frontiere”, che aveva permesso l’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 12 appartenenti a Cosa nostra. Le investigazioni avevano consentito di ricostruire le dinamiche operative della famiglia mafiosa di Villabate in un delicato periodo di transizione, quello successivo all’arresto di Giovanni D’Agati, successore di Nicola Mandalà nella reggenza della consorteria. L’analisi delle persone in contatto con gli ambienti mafiosi villabatesi faceva orientare le attenzioni investigative nei confronti di Lorenzo Romano, abile uomo d’affari risultato, con l'operazione Cala spa, essere a capo di una associazione per delinquere dedita alla commissione di reati contro il patrimonio. Era proprio la figura di Romano a far fare il salto di qualità all'inchiesta.

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