mercoledì 26 febbraio 2014

MAFIA. I RETROSCENA DELL'OPERAZIONE "CALA SPA". TRA I "COLLETTI BIANCHI": IL POLIZIOTTO, I CRACKERS E LO 007

L'operazione "Cala spa" che ieri ha portato all'arresto di 26 persone su 27 ordinanze, tra cui avvocati,
consulenti finanziari ed altri colletti bianchi, potrebbe riservare altre sorprese. C'era anche un uomo dei servizi segreti tra i quindici "colletti bianchi" vicini alla mafia di Villabate che avevano organizzato le mega truffe internazionali scoperte dai carabinieri dopo anni di indagini. Secondo gli inquirenti, Lorenzo Romano, il consulente finanziario arrestato nell'operazione, sarebbe stato in contatto con l'agente dei servizi segreti per "avere notizie indebite sul conto di altri componenti del sodalizio ed in particolare su Alfredo Tortorici", l'avvocato ancora irreperibile ma ricercato dai Carabinieri perché tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare. Lo 007 è un ispettore della Guardia di Finanza, da dodici anni in servizio presso l'Aise di Palermo. Un sistema di coperture perfette che passava attraverso un agente di polizia, Francesco Ilari di Custonaci accusato di aver violato il sistema informatico del Viminale, cercando di individuare le vetture civetta che pedinavano i componenti dell'organizzazione. Copertura che continuava con lo 007 e che poteva avvalersi anche di talpe all'interno delle
strutture prese di mira come nel caso del Monte dei Paschi di Siena attraverso il dipendente infedele, Francesco Spataro e degli abili operatori informatici, Fabrizio Spoto, Giuseppe Burrafato e Alessandro Aiello, che avrebbero avuto il colpito di entrare nei conti della banca. Un sistema strutturato e consolidato che la dice lunga sul salto di qualità della criminalità organizzata passata dai reati di strada a più sofisticati sistemi di furto, truffa e pirateria informatica. L'inchiesta è nata per caso. I carabinieri stavano indagando sulla cosca di Villabate e cercavano legami tra l'alta finanza e Cosa Nostra. Nel corso di un'intercettazione del 18 maggio 2010 tra l'avvocato Alfredo Tortorici, residente in Gran Bretagna, e Francesco Spataro dipendente del Monte Paschi di Siena i carabinieri scoprirono che si stata tentando un clamoroso colpo. Grazie ad un furto informatico, che avrebbe fatto un giro dall'altra parte dell'oceano, per poi rientrare di nuovo in una filiale trapanese, si volevano prelevare quaranta milioni di euro dall'istituto di credito. "Un tentativo che non è andato in porto perché la polizia giudiziaria ha avvertito l'istituto di credito dell'azione messa in atto dall'organizzazione – precisa il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo – L'operazione non è riuscita perché la Monte Paschi avvertita per tempo ha innalzato delle barriere informatiche. La mancata sottrazione dei fondi non toglie nulla alla gravità del tentativo messo in campo". L'organizzazione, ha riferito Messineo, "si è adoperata nelle più fantasiose operazioni per sottrarre denaro ad alcune società finanziarie e all'Inps. Le indagini non le consideriamo chiuse", ha chiarito il procuratore. Se il colpo al Monte dei Paschi fosse riuscito i soldi sarebbero tornati in Sicilia ripuliti.

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