mercoledì 12 febbraio 2014

MAFIA. CONFERMATA CONDANNA A DAVID COSTA PER SCAMBIO ELETTORALE POLITICO-MAFIOSO



La Corte di Cassazione conferma per l'ex assessore regionale alla Presidenza dell'Udc, David
Salvatore Costa, la condanna inflitta con la sentenza della sesta sezione della Corte d'Appello di Palermo, rigettando il ricorso dell'avvocato difensore, Paolo Paladino. I giudici della sesta sezione della Corte d'Appello di Palermo, derubricando l'originaria accusa da concorso esterno in associazione mafiosa in scambio elettorale politico mafioso (416 ter), il 9 gennaio 2013, hanno condannato il politico marsalese a tre anni e otto mesi di reclusione. Il procuratore generale della Corte d'Appello di Palermo ne aveva chiesto la condanna a cinque anni di carcere. In precedenza, David Costa era stato assolto, nei due gradi di giudizio, dal concorso esterno in associazione mafiosa dalla terza sezione della Corte d'Appello di Palermo che, il 17 giugno 2010, aveva confermato la sentenza di primo grado, emessa il 19 dicembre del 2006 dal gup Antonella Pappalardo, al termine del processo con rito abbreviato. Il 7 giugno 2012, però, la Cassazione aveva annullato i due verdetti rinviando il processo ad una nuova sezione della Corte d'Appello. Il procedimento scaturiva da un'inchiesta riguardante la criminalità organizzata marsalese, coordinata a suo tempo dai pm della Dda Massimo Russo, Roberto Piscitello e Gaetano Paci. Secondo l'accusa, il politico sarebbe stato "interessato a ricevere il sostegno della famiglia mafiosa di Marsala" e nel 2001, nelle elezioni per il rinnovo dell'Ars, avrebbe ricevuto voti a fronte "di erogazione di somme di denaro". E proprio la disponibilità a "versare una somma di denaro di cento milioni di vecchie lire ad un boss e, ad assicurare, una volta eletto, l'ingerenza amministrativa nel Comune di Marsala" è uno tra gli episodi contestati dall'accusa. Il versamento, però, non venne, poi, effettuato perché, sostengono gli inquirenti, "i boss preferirono non essere pagati". Il medico marsalese, Giuseppe Galfano, candidato della "Casa delle libertà" a sindaco di Marsala nel 2001, riferì che il primo maggio dello stesso anno vide il capomafia Natale Bonafede, allora latitante, sull'auto blu con David Costa. Successivamente, però, ritrattò la dichiarazione inviando una lettera alla magistratura nella quale affermava di essersi sbagliato. L'ex assessore regionale venne
arrestato il 15 novembre del 2005. Secondo l'ordinanza cautelare, Costa avrebbe "stipulato un patto serio e concreto, con esponenti di rilievo della famiglia mafiosa di Marsala" per fini elettorali "raggiunti tramite l'intervento di soggetti appartenenti al sodalizio criminale di quella famiglia". L'aggancio tra il politico marsalese e cosa nostra, sempre secondo l'accusa, sarebbe stato Davide Angelo Mannirà, poi, però, assolto dall'accusa di associazione mafiosa. Le intercettazioni telefoniche e ambientali, che rappresentano il perno centrale su cui si è basata l'accusa a carico dell'ex assessore, hanno fatto emergere un quadro di partecipazione, definita dai magistrati, "consapevole e premeditata" del politico marsalese in relazione alle cosche di Marsala. L'ex assessore regionale, oltre ad essersi prodigato per ottenere dei posti di lavoro ai boss ed ai loro affini, sempre secondo il quadro accusatorio, avrebbe favorito la cosca "attraverso il suo personale intervento presso i vertici della Direzione del Banco di Sicilia" per una controversia bancaria. L'indagine, che ieri ha portato David Costa alla condanna definitiva, affonda le sue radici nella prima fase dell'operazione "Peronospera", condotta a Marsala dagli uomini della Mobile di Trapani allora diretta da Giuseppe Linares, dalla quale era emersa una ragnatela di legami e di attività legate alla cosca di Marsala capeggiata dal boss Natale Bonafede, arrestato il 31 gennaio 2003, dopo tre anni di latitanza, insieme al più noto capo mandamento di Mazara, Andrea Manciaracina, particolarmente vicino a Matteo Messina Denaro e alla fazione dei corleonesi. David Costa nel 2008 venne coinvolto in un'altra indagine partita dalla Procura di Marsala per contributi alle attività turistiche, in cui era anche indagato Antonino Durante, fratello dell'ex presidente di Confindustria Trapani, Davide Durante. La vicenda in quel caso riguardava alcuni finanziamenti "pilotati" del contratto di programma "Trapani Turismo" finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico nel 2001. Nella sentenza della sesta sezione della Corte d'Appello di Palermo, confermata dalla Cassazione, David Costa, oltre a scontare tre anni e otto mesi di reclusione, è stato condannato anche al risarcimento dei danni in favore dell'Associazione Antiracket di Marsala e del Comune costituitisi parte civile. Riguardo a risarcimenti David Costa non è nuovo. Alla fine del febbraio 2013, la Procura regionale della Corte dei Conti aveva condannato, insieme ad altri sedici politici, tra assessori e deputati, David Costa, a pagare 729.878 euro per il danno erariale provocato dalle assunzioni pre-elettorali al 118 del 2005. Assunzioni che, secondo i giudici contabili, non rispondevano a reali esigenze per migliorare il sevizio ma a "logiche clientelari e pressioni lobbystiche".

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