lunedì 10 febbraio 2014

MAFIA. CHIESTI 12 ANNI PER L'EX ASSESSORE REGIONALE FRANCESCO CANINO

Dopo una sospensione di diversi anni il procedimento a carico dell'ex assessore ed ex deputato regionale, il
democristiano Francesco Canino, imputato dinanzi al Tribunale di Trapani per concorso in associazione a delinquere di stampo mafioso, si avvia verso la sentenza. Il pubblico ministero Andrea Tarondo ha chiesto ieri, nel corso di una requisitoria durata oltre 4 ore, la condanna a dodici anni di reclusione dell'ex deputato. Il processo, sospeso per diversi anni a causa delle gravi condizioni di salute dell'imputato, è ripreso nello scorso mese di luglio, dopo che la perizia medica, svolta dai professori Paolo Procaccianti e Giuseppe Sciarabba, periti nominati dal Tribunale, ha stabilito l'idoneità di Canino a partecipare al dibattimento, nonostante i problemi di salute. L'ex parlamentare trapanese, arrestato il 7 luglio del 1998 nell'ambito dell'operazione antimafia "Progetto Rino – Terza fase" della Mobile, è accusato di essere stato, per un ventennio, a capo di un comitato di affari, stringendo rapporti con boss di primo piano di Cosa Nostra. La requisitoria dell'aggiunto Tarondo si sarebbe
dovuta svolgere nell'udienza del 27 gennaio, quando il pubblico ministero ha prodotto una serie di sentenze di procedimenti di mafia celebrati in provincia di Trapani, ma sulla richiesta dell'avvocato Bertarotta, legale dell'imputato, di un termine per potere esaminare la documentazione, il presidente del Tribunale, Angelo Pellino, è stato costretto ha rinviare di quindici giorni l'avvio della discussione finale. Il magistrato si era dichiarato disponibile a concentrare il suo intervento in un'unica udienza e così ha fatto. Nel corso della requisitoria, il magistrato ha citato le dichiarazioni fornite da diversi collaboratori di giustizia che indicano l'ex parlamentare come soggetto vicino alla mafia. In particolare, Tarondo ha ricordato le parole del collaboratore di giustizia, ex capo mandamento di Caccamo, Antonino Giuffré che ha accusato l'esponente politico di essere "nelle mani del boss trapanese Vincenzo Virga. Quello che Virga ordinava, lui faceva". Secondo il pubblico ministero, però, i rapporti tra Canino e la mafia risalirebbero a prima dell'avvento di Vincenzo Virga. Il commercialista Giuseppe Messina ha riferito che l'ex deputato in un'occasione gli disse di rimpiangere i boss Totò e Calogero Minore, che giudicava più signorili e corretti rispetto al nuovo capo. 
Secondo l'accusa, tra la fine degli anni '70 e quella degli anni '90, l'ex assessore della Regione siciliana avrebbe fatto parte di un "comitato d'affari che stabiliva l'assegnazione degli appalti pubblici e spartiva la torta". Il pubblico ministero ha tracciato inoltre il sistema di gestione degli appalti pubblici che "si reggeva - ha precisato Andrea Tarondo - su un accordo tra politici corrotti, come Canino, e Cosa nostra". Agli imprenditori sarebbe stato richiesto il pagamento di tangenti pari all'uno o al due per cento degli importi di gara. L'accusa ha tratteggiato la figura di un personaggio "dalla statura politica autonoma, non una creazione della mafia", ma che a un certo punto "è entrato a contatto con l'organizzazione criminale diventandone parte integrante". Per l'aggiunto della Procura di Trapani, Andrea Tarondo, titolare di diverse inchieste mafia-politica, ultima quella del Senatore Antonino D'Alì, e nell'ultimo biennio oggetto di atti intimidatori e minacce di morte, ci sarebbe "una complessa serie di elementi probatori che consentono di affermare la responsabilità penale di Canino in ordine alla sua partecipazione all'associazione mafiosa". Il processo proseguirà il prossimo 3 e 17 marzo con gli interventi dei difensori, gli avvocati Francesco Bertarotta e Ferrucio Marino.

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