martedì 4 febbraio 2014

LA "SISTINA DI SICILIA" TORNA ALLA FRUIZIONE PUBBLICA DOPO 46 ANNI

Il sette febbraio prossimo sarà restituita nel suo massimo splendore, alla città di Castelvetrano e al territorio
siciliano tutto, la "Sistina di Sicilia". Dopo 46 anni dalla chiusura al pubblico tornano visibili gli splendidi stucchi di una misconosciuta bottega di "cesellatori siciliani " dello stucco, la famiglia Ferraro da Giuliana, nella Chiesa di San Domenico, realizzati da Antonino Ferraro da Giuliana, su volere di don Carlo d'Aragona Tagliavia "Magnus Siculus". Intere generazioni non hanno mai visto quegli stucchi preziosi e splendidi, perché la Chiesa, a seguito delle scosse del terremoto che sconquassarono la Valle del Belice, fu chiusa al culto. E chi lo ricorda, proprio l'anno del sisma è stato l'ultimo durante il quale si poterono ammirare quei capolavori nell'abside e nel coro. Da allora un ponteggio montato negli anni '80 per riparare il tetto è rimasto lì, come un sipario rigido pronto a nascondere quella che in tanti definiscono la Cappella "Sistina di Sicilia". La chiesa monumentale di San Domenico, edificio costruito nel 1470, per volere dei conti Tagliavia, signori di Castelvetrano, di proprietà oggi del Ministero degli Interni - Fondo Edifici di Culto (FEC), è una delle espressioni più alte del manierismo siciliano, un capolavoro che, finalmente, dopo diversi decenni di incuria, la Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali di Trapani è riuscita a "salvare". Il suo restauro costituisce un'irrinunciabile opportunità di studio e di conoscenza delle tecniche artistiche dello stucco ed una straordinaria occasione per un approfondimento del linguaggio iconografico cristiano. "La sinfonia grandiosa della bellezza fatta forma - afferma il Vescovo della Diocesi di Mazara, monsignor Domenico Mogavero - torna a risuonare in una delle nostre città, nota più per talune sue pecche morali, e vuole diffondere anche oltre i suoi confini un messaggio di armonia e leggiadria". Il vescovo, nonostante la gioia, non può fare a meno di richiamare l'attenzione ai fatti di cronaca che ultimamente hanno coinvolto la città origine del boss più ricercato d'Italia, Matteo Messina Denaro, intento a ricercare il tritolo per attentare alla vita del procuratore aggiunto Teresa Principato.
"La riapertura di San Domenico è una vittoria del bello sulla sciatteria, dell'eleganza sulla volgarità, del sublime sull'effimero, della gioia contemplante - auspica monsignor Mogavero - sul piacere banale, della pazienza perseverante sulla fretta inconcludente. La fruizione diffusa di questo monumento speriamo possa favorire una svolta di stile, capace di ridare serenità e gioia al cuore, facendo da contrappeso alle tante sollecitazioni negative a cui la cappa di una crisi interminabile ci espone". L'apparato decorativo del presbiterio della chiesa di San Domenico, che accoglie nella sua abside il Mausoleo del principe della città, custodisce un prezioso patrimonio decorativo in stucco, di altissimo valore artistico, realizzato, tra il 1574 e il 1580, da Antonino Ferraro da Giuliana, capostipite di una illustre famiglia di stuccatori e pittori insediatasi ed operante per generazioni a Castelvetrano. L'artista fu chiamato nella città delle palme da don Carlo Aragona che, probabilmente, ne aveva ammirato i lavori ultimati nella cattedrale di Palermo nel 1574. Attraverso stucchi, pitture, riquadri, cartigli e fregi, il Ferraro tende a riempire tutto lo spazio, con l'evidente fine di stupire, realizzando un progetto iconografico capace di richiamare con originalità artistica e grande finezza teologica la celebrazione messianica. Un complesso decorativo, quello della chiesa di San Domenico, che culmina nell'Albero di Jesse, definito un vero e proprio "capolavoro nel capolavoro", costituito da quattordici statue oltre il naturale che, disposte in attitudini diverse, sembrano distaccarsi dal muro e reggersi in aria. Il cantiere di restauro è stato inaugurato nell'autunno 2010, grazie anche all'interessamento di Legambiente attraverso la campagna di Salvalarte, delle autorità ecclesiastiche e di organizzazioni locali. Poi l'impegno della Soprintendenza ai beni culturali di Trapani, affinché si restaurassero stucchi e marmi, ha liberato gli splendidi capolavori dalle gabbie formate dai ponteggi. Alla manifestazione di venerdì saranno presenti l'Assessore regionale ai Beni Culturali, il Vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo, i responsabili della Soprintendenza di Trapani, il Club Unesco Castelvetrano Selinunte che con la Diocesi ed il Comune di Castelvetrano, grazie ad un protocollo d'intesa, si occuperà di curare le attività di promozione e valorizzazione del bene monumentale, ridando nuovamente luce a stucchi e opere d'arte tornate al loro antico splendore, consentendo ai turisti di visitare queste bellezze.

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