mercoledì 26 febbraio 2014

ARTE & CULTURA. STELE PALEOCRISTIANA E BUSTO DI AFRODITE PUDICA RITROVATE A LARGO DI TORRETTA GRANITOLA

































I fondali di Torretta Granitola e Capo Boeo regalano ancora una volta reperti archeologici di straordinario
valore. Ad emergere dagli abissi del Canale di Sicilia una stele paleocristiana e una porzione di Afrodite Pudica del II secolo d.C., portate alla luce dalla squadra subacquea guidata dal soprintendente del mare e archeologo Sebastiano Tusa. La stele, di probabile epoca paleocristiana, scolpita su roccia di tipo calcarenitica molto compatta, è stata recuperata nel mare antistante Torretta Granitola, frazione di Campobello di Mazara, dopo la segnalazione del 16 gennaio scorso di Giampaolo Mirabile, lo stesso appassionato subacqueo che nel luglio 2013 aveva segnalato negli stessi fondali una lunga zanna di Elephas Mnaidrensis, un reperto di grande interesse paleontologico. Mirabile è un profondo conoscitore dei fondali di Torretta Granitola, dove campagne di indagini subacquee vengono sistematicamente portate avanti dal 2007 dalla Soprintendenza del Mare. 
Il reperto si trovava a pochi metri dalla riva, a rischio di depredamento, ed il suo pronto intervento ha permesso il recupero di una stele rettangolare cuspidata, sulla quale è raffigurata, entro una nicchia quadrangolare, una figura umana di difficile lettura a causa delle concrezioni marine e per la lunga permanenza in acqua. Si distinguono la testa, presumibilmente ricoperta da alto copricapo o corona, il corpo, ricoperto da un'ampia veste, la mano sinistra che trattiene al corpo un’altra figura più piccola, forse un animale o un bambino, mentre la mano destra alzata regge un bastone o uno scettro. La stele è di colore giallo oro, con incrostazioni di vermetidi e conchiglie bivalve di uno, due centimetri. L'ambito culturale sembra paleocristiano e non è stato escluso che la stele possa avere fatto parte di un contesto archeologico più ampio, quale ad esempio una piccola cappella oggi sommersa dal mare per subsidenza o per il sollevamento del livello marino. "Le ricerche – dichiara Sebastiano Tusa- hanno permesso di individuare nuove evidenze e studiare vecchie scoperte già effettuate anni fa, come ad esempio il relitto delle colonne studiato anni or sono dal Prof. Purpura, il relitto delle tegole, la catena d'ormeggio di un battello adagiata sul fondo lungo una perfetta retta di centosessanta metri, la zanna fossile di un elephas mnadriesis, vissuto circa centoquaranta mila anni fa, alcune macine litiche, una brogna ricavata da un osso, ancore bizantine, ancore romane, e tantissimi altri reperti archeologici di varie epoche". 
L'altra importante scoperta è avvenuta nelle acque prospicienti Capo Boeo a Marsala, dove è stata rinvenuta da Francesco Giardina "la parte alta di un busto femminile con un seno conservato e l’attaccatura del collo e delle braccia". Si tratta di una porzione di statua in marmo bianco a grana fine di provenienza quasi certamente lunense. "La presenza di tracce di un perno quadrangolare sotto il seno destro indicherebbe - secondo il soprintendente Tusa - che il braccio destro mancante era piegato al gomito e l'avambraccio copriva i seni attraversando il busto. Ciò - spiega l'archeologo - ci aiuta ad identificare il frammento statuario come pertinente al tipo diffuso nella scultura romana dell'Afrodite Pudica che, dopo la Cnidia di Prassitele, ha tre principali modelli successivi: la Medici, la Capitolina e la Landolina. Il modellato della ciocca di capelli rimasta indurrebbe ad attribuire il nostro frammento o alla Capitolina o alla Landolina, proponendo una datazione al II secolo d.C.". Nell'area segnalata da Giardina, la squadra di subacquei della Soprintendenza ha effettuato alcune ricognizioni scoprendo che la zona è ricca di notevoli quantità di reperti ceramici e litici frammentari.

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