mercoledì 5 febbraio 2014

ARRESTATO PER CORRUZIONE ED ALTRI REATI IL PRESIDENTE DEL CONSORZIO TRAPANESE "LEGALITÀ E SVILUPPO" E SINDACO DI CALATAFIMI SEGESTA

All'alba di oggi, Nicolò Ferrara, 57 anni, attuale sindaco di Calatafimi Segesta, è stato arrestato, dagli agenti
della squadra mobile di Trapani, con le accuse di corruzione, falsità ideologica e turbativa d'asta. Ferrara, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, è accusato del reato di corruzione per avere intascato dall'imprenditore di Calatafimi, Francesco Fontana, titolare della omonima impresa individuale, indagato a piede libero, una tangente di tremila euro, per truccare l'aggiudicazione in un'asta pubblica di un compattatore comunale da dismettere. Quando all'asta però comparve un'altra offerta e migliore di quella fatta dall'impresa, che aveva pagato la mazzetta per essere favorita, con una telefonata Ferrara, incappando nel reato di falsità ideologico, si sarebbe preoccupato di bloccare ogni cosa al fine di prendere tempo per potere reperire una soluzione onde garantire con la sostituzione dell'offerta, macchiandosi anche del reato di turbativa d'asta, l'esito favorevole della pubblica gara. Circostanza peraltro ammessa dallo stesso Ferrara che nelle scorse settimane, sentito come semplice indagato dai magistrati, avrebbe ammesso di avere preso quella somma, giustificandosi che lo aveva fatto solo per devolverli in beneficenza. Giustificazione inconsistente per il giudice per le indagini preliminari Lucia Fontana, che accolta la richiesta avanzata dai sostituti procuratore Anna Trinchillo e Franco Belvisi, ha disposto gli arresti domiciliari, considerato il pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, dopo che Ferrara nonostante le gravi accuse non si era dimesso da sindaco. Tutto questo è accaduto nonostante l'altro incarico ricoperto dal sindaco Ferrara e cioè quello di presidente del Consorzio Trapanese "Legalità e Sviluppo". A dicembre scorso, il sindaco "anti-corruzione", in qualità di presidente del consorzio, aveva tenuto in Prefettura un seminario sull'analisi della normativa in tema di corruzione. Dalla teoria alla pratica però il passo è stato breve. Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Trapani, riguardano altre due persone, gli imprenditori palermitani Ettore ed Enrico Crisafulli, rispettivamente padre e figlio di 69 e 34 anni, indagati per intestazione fittizia di beni e anche loro posti agli arresti domiciliari. Ettore Crisafulli è un personaggio già entrato nelle cronache giudiziarie palermitane, per mafia, bancarotta e truffa, addirittura per un periodo è stato anche collaboratore di giustizia e soggetto a programma di protezione, dal quale però poi era stato estromesso, per avere testimoniato in un'indagine legata al boss Angelo Siino. Le vicende che riguardano il sindaco Ferrara ed i due imprenditori sono però distinte. Il primo cittadino, giunto al suo secondo mandato, è anche indagato, a piede libero, per il reato di abuso d'ufficio continuato. Ad incastrarlo
sarebbero state alcune intercettazioni attivate dalla polizia, dopo che un dipendente della ditta Simaco S.r.l, degli imprenditori Ettore ed Enrico Crisafulli, aveva denunciato, presso il Commissariato di Alcamo, pressioni subite per assunzioni presso un cantiere dell'impresa da parte di tecnici incaricati dal comune di Calatafimi. Secondo gli investigatori, Ferrara avrebbe omesso di denunciare alle competenti autorità giudiziaria alcune irregolarità nell'ambito dell'esecuzione dei lavori di urbanizzazione primaria nella zona artigiana di contrada Sasi eseguiti dall'impresa Simaco. I due Crisafulli, preoccupati per un possibile intervento patrimoniale contro di loro, si erano premurati di intestare la ditta a terzi. A supporto dei gravi indizi di reità a loro carico, dalle intercettazioni dei medesimi e di altri soggetti e dall'escussione di imprenditori e funzionari pubblici, è emersa anche una email inviata dal figlio Enrico indirizzata ad un investigatore della Squadra Mobile, lo stesso che si occupava delle indagini, nel corpo della quale forniva un'ampia confessione delle condotte tenute dal padre nella gestione delle società gestite dai due, salvo poi tentare di coprire il tutto dichiarando che quella mail era il risultato di un virus. Nell'indagine il sindaco risponde, assieme ad altre otto persone indagate a piede libero, anche di altri reati di abuso, legati proprio alla conduzione dell'appalto affidato alla Simaco. Gli inquirenti gli contestano di avere proceduto per la nomina a dirigente dell'ufficio tecnico comunale di un soggetto privo dei necessari titoli, garantendo allo stesso una retribuzione a cui non avrebbe avuto diritto, già in servizio presso il Comune di Salaparuta, appropriandosi di una delibera sindacale inerente alla convenzione tra il Comune da lui amministrato e quello di Salaparuta che prevedeva una retribuzione di 16.000 euro annui per quel funzionario. "Ferrara - dichiara il dirigente della squadra mobile di Trapani, Giovanni Leuci - gestiva in maniera spregiudicata la cosa pubblica". Complessivamente, con i tre arrestati ed altri otto indagati a piede libero, sono undici le persone indagate, a carico delle quali, nello stesso contesto, sono state effettuate altrettante perquisizioni domiciliari e personali condotte dalla Mobile a Calatafimi-Segesta, Palermo, Roma e Salaparuta.

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