venerdì 3 gennaio 2014

PARLA UN PARENTE DI MESSINA DENARO: "SONO STANCO DI PAGARE PER GLI ALTRI"

Un nuovo duro colpo è stato inferto al super latitante più ricercato d'Italia, il numero uno di Cosa nostra trapanese. Questa volta il merito non è da attribuire alla Dia, ai carabinieri del Ros o alle Fiamme Gialle ma ad un esponente di spicco del sodalizio capeggiato dal super ricercato. Si tratta dell'imprenditore Lorenzo Cimarosa, 54 anni, uno dei trenta arrestati nel blitz del 13 dicembre scorso, assieme ad Anna Patrizia Messina Denaro e a Francesco Guttadauro, sorella e nipote del boss latitante. Il parente acquisito, marito della cugina del super boss castelvetranese, rompe il muro dell'omertà attorno alla latitanza di Matteo Messina Denaro, decidendo di collaborare con i magistrati della Procura di Palermo. "Non sono un pentito - tiene a precisare Cimarosa ai pm - ma voglio parlare perché sono esasperato, e non solo io, dai continui arresti, dalle perquisizioni e dai sequestri che fate per arrivare a Matteo Messina Denaro". E' evidente che l'attività investigativa comincia a rendere difficile la vita di chi per scelta, o per paura, sottostà al volere del latitante. Cimarosa si definisce "un dichiarante" e non "un pentito". Ai magistrati, Paolo Guido, Marzia Sabella e al procuratore aggiuntoTeresa Principato, il cugino acquisito del super ricercato ha spiegato il proprio ruolo all'interno del clan castelvetranese, il cui incarico era quello di provvedere al sostentamento del padrino trapanese, latitante da anni, e della famiglia, in particolare negli ultimi due anni. Le dichiarazioni di Lorenzo Cimarosa si trovano nel verbale depositato giovedì scorso al Tribunale del Riesame di Palermo. Nel verbale sarebbero riportate le risposte che Cimarosa ha dato ai sostituti procuratori, Guido e Sabella. Cimarosa avrebbe riferito agli inquirenti: "sono stanco di pagare per gli altri". Negli ultimi mesi Cimarosa avrebbe fatto avere ai Messina Denaro circa sessanta mila euro, di cui otto mila soltanto qualche giorno prima di essere arrestato. Le dichiarazioni di Cimarosa stanno dando un'ulteriore convalida delle indagini svolte dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo che hanno portato all'alba di Santa Lucia all'esecuzione di trenta ordinanze di custodia cautelare nei confronti di esponenti di spicco del sodalizio capeggiato dal super ricercato Matteo Messina Denaro. Gli affari erano gestiti in gran parte direttamente dai parenti e, in particolare, "con riferimento all'attività di sostegno economico al circuito familiare del latitante, è emersa - si legge nelle 500 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare dell'operazione Eden scritte dal Gip Maria Pino - la contiguità e il ruolo di responsabilità decisionale raggiunto in seno al sodalizio mafioso da Patrizia Messina Denaro e da Francesco Guttadauro, rispettivamente sorella e nipote del ricercato". Dalle indagini dell'operazione Eden è emerso il capillare controllo del territorio nel mandamento mafioso di Castelvetrano e il ricorso sistematico sull'intimidazione per infiltrarsi nel tessuto economico locale attraverso impresa di diretta emanazione dell'organizzazione criminale. "È stato possibile - ha riferito Raffaele Grassi, direttore dello Sco, subito dopo gli ultimi arresti - documentare il ruolo di vertice operativo assunto da Francesco Guttadauro, figlio di Filippo e Rosalia Messina Denaro anche per il sostentamento della famiglia dei Messina Denaro e del latitante. Più volte, come emerge dalle intercettazioni, Guttadauro è intervenuto per dirimere contrasti interni alla famiglia relativi alla spartizione dei guadagni provenienti da società controllate dagli imprenditori mafiosi Antonino Lo Sciuto e Lorenzo Cimarosa". L'azienda edile di Cimarosa, la M. G. costruzioni, intestata ai figli e che nel Trapanese si è aggiudicata appalti importanti, come quello per il parco eolico di Mazara e quello per realizzare il Mc Donald's di Castelvetrano, è considerata dal boss e dalla sua famiglia, secondo il dichiarante, come una sorta di bancomat. Migliaia gli euro versati ogni mese dall'imprenditore del settore edilizio, che adesso lo stesso riferisce agli inquirenti: "sono stanco di pagare per gli altri". I pm di Palermo auspicano che Cimarosa possa ampliare la sua deposizione, diventando a tutti gli effetti un "collaboratore di giustizia". Il 19 giugno 2013, in una intercettazione, Anna Patrizia Messina Denaro riferiva al marito detenuto Vincenzo Panicola l'ordine del fratello latitante per evitare che in carcere fosse picchiato Giuseppe Grigoli, il "re dei supermercati", che pare avesse cominciato a fare qualche ammissione con gli inquirenti. "Che nessuno lo tocchi! Lasciatelo stare... dice... - riportando le parole del fratello Matteo Messina Denaro - più danno può fare! Di più... per dieci volte... una catastrofe. Perciò se qualcuno ti chiede - precisava Anna Patrizia al marito in un colloquio in carcere - gli dici: lasciatelo stare". E cosa sa invece di scottante il cugino acquisito, oltre ad aver denunciato di pagare una sorta di "pizzo"?

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