lunedì 13 gennaio 2014

MAFIA. SOLIDARIETÀ AI MAGISTRATI NEL MIRINO DI RIINA E MESSINA DENARO

Con una standing ovation in duemila hanno salutato l'arrivo del pm Nino Di Matteo alla manifestazione
organizzata nel cinema-teatro Golden di Palermo dal Fatto Quotidiano in solidarietà ai magistrati palermitani vittime di pesanti intimidazioni mafiose. Sul palco, per l'incontro dal titolo "A che punto sono la mafia e l'antimafia", il direttore e vicedirettore del giornale Antonio Padellaro e Marco Travaglio, la giornalista Barbara Spinelli e il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato. Dopo Trapani anche a Palermo si è tornati a sostenere i magistrati ribadendo l'importanza del sostegno da parte delle istituzioni e, soprattutto, della società civile per non lasciarli soli in questa lotta. I siciliani continuano a manifestare solidarietà ai magistrati di Palermo ancora nel mirino di Cosa Nostra, perché non si ripetano le stragi del '92 e perché la Sicilia non vuole sulla "coscienza" altri eroi martiri, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sembra proprio, stando ad intercettazioni, lettere intimidatorie e confidenti, che dopo venti anni i boss di Corleone e di Castelvetrano siano pronti a ripetere l'operazione "tritolo". Totò Riina vuole polverizzare Nino Di Matteo, magistrato che rappresenta la pubblica accusa nel processo sulla trattativa Stato-mafia, sottoposto ad un livello eccezionale di protezione per l'ordine di morte che il padrino corleonese ha lanciato dal carcere. Per Riina, Di Matteo è la reincarnazione di Falcone, mentre la Principato richiama i canoni di Borsellino, che nonostante dalla Procura di Marsala era stato chiamato a Palermo continuò sino alla tragica morte ad occuparsi delle vicende mafiose del territorio trapanese. Ed il super latitante Matteo Messina Denaro, stando alle dichiarazioni del suo cugino acquisito, Lorenzo Cimarosa, arrestato nell'ultima operazione antimafia "Eden", starebbe cercando tritolo per organizzare un eclatante attentato sulla pelle di Teresa Principato, il procuratore aggiunto palermitano che coordina le indagini nel trapanese per portare in carcere il boss di Castelvetrano, artefice insieme ai corleonesi delle stragi del '92 ed imprendibile dal 1993. Intanto, intorno a Teresa Principato, memoria storica del pool antimafia, è stato rafforzato il dispositivo di vigilanza, ma il procuratore non ha l'auto di scorta e la riceve solo dopo le turnazioni, come spiega il segretario provinciale del sindacato di polizia Siap Franco Billitteri. "Un pm nel mirino della mafia non è tutelato dallo Stato - per Franco Billitteri - sono ormai tanti, troppi i tagli ai servizi di scorta e di indagine effettuati alla polizia di Stato. I poliziotti impegnati nelle scorte ai magistrati di Palermo – ha spiegato ieri Billitteri – lavorano in condizioni difficili, su auto blindate che nel migliore dei casi hanno già fatto 150 mila chilometri. Chi le ha queste auto, deve ritenersi fortunato, molti equipaggi non hanno neanche una vettura stabile a disposizione. E se l'auto non c'è, il servizio di scorta al magistrato non si può fare o viene ritardato. Bisogna allora attendere che si liberi un'auto, magari perché un altro magistrato quel giorno resta a casa o è fuori Palermo". Il prefetto Francesca Cannizzo ha già convocato per oggi, lunedì, il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Ed intanto, una nota di allerta è stata diramata anche alle scorte di Paolo Guido e Marzia Sabella, i sostituti procuratori che con la Principato indagano su Messina Denaro e i suoi insospettabili complici. Giusto a dicembre l'operazione Eden, che ha portato in carcere tra gli arrestati anche la sorella e altri parenti del boss, ha svelato la fitta rete di protezione e collegamenti di cui può godere il capomafia castelvetranese ed ha colpito i patrimoni dell'organizzazione mafiosa, dei familiari e dello stesso Messina Denaro. "Abbiamo ulteriormente disarticolato la rete di fiancheggiatori e prestanome del boss – aveva dichiarato la Principato commentando l'operazione – perché abbiamo fatto terra bruciata attorno a lui e ci auguriamo che tutto questo ci conduca al risultato che tutti noi auspichiamo da tempo, il suo arresto". Queste nuove rivelazioni che minacciano la serenità dei componenti della magistratura in prima linea nella lotta alla mafia ed impegnati in delicate indagini contribuiscono ad aumentare lo stato di tensione che si respira tanto a Palermo quanto a Trapani e Caltanissetta. Negli ultimi mesi è stata una vera escalation di intimidazioni tra lettere anonime e messaggi diretti di morte provenienti dal "Capo dei capi" in persona, seppur da dietro le sbarre del carcere "Opera" di Milano. "Ciò che preoccupa Riina - ha sottolineato il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, intervenendo all'incontro "A che punto sono la mafia e l'antimafia" - è un retroscena delle stragi del '92 e del '93 che ancora non è diventato processuale e che qualche bocca che è rimasta precedentemente chiusa finora possa cominciare a parlare". D'altronde la ricerca della verità non ammette distinguo e la chiave di volta starebbe proprio in quella "Trattativa Stato-mafia". "Per essere credibile e riconosciuto come tale, lo Stato - aveva commentato il pm Di Matteo qualche giorno dopo l'operazione Eden - non deve temere di processare se stesso", perché non bastano macchine blindate o robottini anti esplosivi a proteggere i magistrati in pericolo "se manca la reazione compatta di tutto lo Stato. Finora - aveva puntualizzato Nino di Matteo - è arrivata solo a pizzichi e bocconi".

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