sabato 11 gennaio 2014

MAFIA. NEL MIRINO DI MESSINA DENARO LA PRINCIPATO CON ECLATANTE ATTENTATO AL TRITOLO

All'indomani di "Trapani dice no alla mafia", manifestazione di solidarietà in favore dei magistrati vittime di
minacce e intimidazioni, si diffonde la notizia che l'ultimo boss di Cosa Nostra è alla ricerca di tritolo per un attentato eclatante. Nel mirino del boss di Castelvetrano ci sarebbe il procuratore aggiunto Teresa Principato che coordina le indagini per arrestare "Diabolik", alias Matteo Messina Denaro. Sono momenti di alta tensione per le Procure di Trapani e Palermo. Il dispositivo di sorveglianza per la Principato è stato rafforzato, insieme a quello dei sostituti Paolo Guido e Marzia Sabella, che si occupano di indagini di mafia nel trapanese. Dopo l'ultima retata di arresti con l'operazione di Santa Lucia, denominata "Eden", Lorenzo Cimarosa, un parente acquisito di Messina Denaro, ritenuto dagli inquirenti tra i fedelissimi, ha deciso di vuotare il sacco. Cimarosa ha svelato agli inquirenti che le operazioni interne a Cosa Nostra sul fronte attentati sono tutt'altro che inesistenti. Il cugino acquisito del latitante castelvetranese ha raccontato, qualche giorno fa, ai pubblici ministeri di Palermo, il retroscena del mancato incontro tra Messina Denaro ed il genero di Riina. C'è un filo che lega il padrino di Castelvetrano al carcere di Opera a Milano, dove il boss di Corleone, Totò Riina, è stato intercettato dalle cimici degli investigatori mentre delineava il piano di morte contro Nino Di Matteo. "A questi magistrati di Palermo gli dobbiamo far fare la fine del tonno, come a Falcone" annunciava Riina in carcere dialogando con Alberto Lorusso, boss della Sacra Corona Unita che con lui condivide l'ora d'aria. A San Pancrazio Salentino, zona un tempo governata da Lorusso, si è trasferita Maria Concetta Riina, primogenita del "capo dei capi". Ed è sempre dalla Puglia che Tony Ciavarello, genero di Riina, si sarebbe mosso in direzione Castelvetrano per incontrare Messina Denaro nei primi giorni di dicembre. Di certo, a giudicare da quanto riferito da Cimarosa, ci sarebbe stato il grande rifiuto del latitante che avrebbe fatto un passo indietro, in nome di quella prudenza che, come ha raccontato il dichiarante, lo costringerebbe a pensare "solo a stesso e a gestire la sua latitanza". Messina Denaro ha fatto sapere che al momento non può incontrare Ciavarello. Una casualità oppure le parole di Cimarosa, se risultassero vere, confermerebbero non solo la volontà di Riina di fare uscire ordini dal carcere, ma anche il tentativo di coinvolgere nell'eclatante attentato anche Messina Denaro. Presso l'abitazione di Rosa Santangelo, zia materna del latitante e suocera di Cimarosa, lo scorso 21 Settembre è stato captato un dialogo di indubbio interesse. Lorenzo Cimarosa, oggi collaboratore, si lamenta proprio di come si sia comportato male il cognato Giovanni Filardo. Cimarosa fa capire chiaramente che la ditta di Filardo esiste grazie all'apporto dei Messina Denaro e che, insomma, lui è un ingrato, perché non consegna i soldi alla "famiglia". Tutta l'attività della "famiglia" è tesa al mantenimento della sua latitanza, e cioè a fargli arrivare i soldi, tanti, necessari per spostarsi nell'ombra. E lo rivela, in un'intercettazione, la zia di Matteo, Rosa Santangelo. Parla con la figlia Giovanna Filardo. E' il 15 Aprile 2011. Matteo deve partire per un viaggio e ha bisogno di soldi, euro in contanti, subito. "Chiddru avi a camminnare! … Vannè, chiddru vola!! E … senza soldi un po vulare!! Lo hai capito?". Elemento interessante che fa intendere che la signora Rosa sa che Matteo Messina Denaro si sposta con l'aereo, vola, appunto. Non è una novità. Già ai tempi delle stragi del '92 e '93, il latitante si muoveva indisturbato in Italia per treno e in aereo, utilizzando la carta di identità del suo amico Paolo Forte, da poco scomparso. Inoltre, Cimarosa, che si definisce "un dichiarante" e non "un pentito", quando ha iniziato a collaborare con i pubblici ministeri, aveva dichiarato che negli ultimi mesi avrebbe fatto avere ai Messina Denaro circa sessanta mila euro, di cui otto mila soltanto qualche giorno prima di essere arrestato, perché al latitante servivano soldi urgentemente. L'incontro con il genero di Riina sarebbe dovuto avvenire i primi di dicembre, stesso periodo in cui a Messina Denaro si consegnavano ingenti somme. Ma servivano ad assicurarsi la sua latitanza o ad acquistare il tritolo per l'eclatante attentato? Ma l'incontro, a dire di Cimarosa, sarebbe saltato. A fare capire come Messina Denaro sia praticamente informato di tutto c'è un'altra intercettazione, una delle ultime in ordine cronologico. Si tratta di uno stringato scambio di battute intercorso tra Giovanni e Rosa Santangelo. Sono gli zii di Matteo, il fratello e la sorella della madre Lorenza. E' il 27 Novembre del 2013, quando Rosa Santangelo, con riferimento a Matteo Messina Denaro, si esprime così: "Lo informano! Lo informano! Lo tengono informato!". E il 13 dicembre scorso scatta l'operazione Eden, che ha portato all'arresto di 30 persone che, chi più o chi meno, sono vicine a Matteo Messina Denaro, condotta da tutte le forze di polizia, carabinieri e guardia di finanza, coordinati sotto un'unica regia, il procuratore aggiunto Teresa Principato della Direzione Investigativa Antimafia. E mentre a Palermo il palazzo di Giustizia diventa un luogo sempre più blindato, a Trapani, città di molteplici intrecci e misteri a cavallo tra Stato e mafia, la cittadinanza per la prima volta sfila per dare sostegno alla Procura guidata da Marcello Viola, che il prossimo 20 gennaio sarà ascoltato a Roma dalla Commissione nazionale antimafia che si occuperà del "caso Trapani" e cioè delle minacce e delle intimidazioni subite per oltre un anno dai magistrati in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata del territorio trapanese. Nel prossimo mese di febbraio la Commissione nazionale antimafia farà tappa a Palermo ed a Trapani. Lo ha annunciato l'onorevole Claudio Fava, vice presidente della Commissione, intervenendo nell'ambito della manifestazione che si è svolta a trapani. Il parlamentare si è detto preoccupato per la situazione che si vive attualmente nel capoluogo siciliano ed a Trapani paragonandola a quella di trent'anni fa. "Ringrazio la presidente della Commissione Rosi Bindi ed il vice presidente Claudio Fava per l'attenzione dimostrata. Questo - ha spiegato il capo procuratore Viola - è probabilmente un momento decisivo per la lotta alla criminalità organizzata perché si deve incidere su certi versanti della borghesia, dell'imprenditoria e delle istituzioni. La mafia - ha concluso - non è certamente sconfitta, ma va contrastata ogni giorno".

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