lunedì 27 gennaio 2014

"DEMINUTIO" DELLO STATUS DI ELETTORE. TRA "ELEGGERE" E "NOMINARE" di Tommaso Bertolino

L'Italicum ha ottenuto, per ora, il primo via libera, ma c'è tempo fino a mercoledì 29 gennaio per rimettere mano alla riforma. I principali punti di scontro della legge elettorale sono sempre gli stessi: liste bloccate e preferenze; soglie di sbarramento, premio di maggioranza, ballottaggio. Al centro della contesa resta la battaglia sulle preferenze. Se da M5S, Scelta civica, Ncd e Lega Nord arriva un deciso ‘no’ alle liste bloccate, il Pd è invece spaccato. Renzi ha spiegato di essere un sostenitore delle preferenze ma di avere trovato un’ostilità tale da parte di Forza Italia su questo punto da aver preferito cedere per non far saltare tutto. Parte del Partito democratico non è d’accordo con questa concessione, ma con Renzi si è schierato Dario Franceschini che venerdì ha precisato: "Vedo che le preferenze sono diventate improvvisamente popolarissime ma io, che ho iniziato a prenderle, e molte, a vent'anni, sento il dovere morale di dire che oggi sarebbe un errore enorme reintrodurle. Non soltanto perché farebbero quasi certamente saltare l'intesa raggiunta ma molto di più per i danni al sistema politico e alla sua trasparenza". La legge elettorale resta in commissione Affari costituzionali della Camera ancora per 48 ore. Poi è previsto tocchi all'Aula mettere mano alla riforma. Tuttavia, l'obiettivo è di presentare alla Camera un testo blindato.
Proprio sulle liste bloccate interviene il consigliere comunale castelvetranese, Tommaso Bertolino, che con una breve ma soprattutto magistrale lezione, priva di politichese, spiega la differenza che tra "eleggere" e "nominare" nuoce al cittadino "elettore".

"Non v’è dubbio che “eleggere” sia pratica ben più trasparente e democratica che “nominare”.
In democrazia è normale che a scegliere i propri rappresentanti siano i cittadini.
L’impossibilità - spiega Bertolino - per il cittadino, ancora oggi, di potere scegliere i propri rappresentanti politici appare pertanto una forte “Deminutio” dello status di elettore.
Credo - prosegue il consigliere comunale degli Indipendenti - di non sbagliare nel sostenere ed affermare, che tutto ciò che ha il sapore di una semplice nomina stride con i principi più elementari della democrazia.
Spetta ai cittadini - precisa Tommaso Bertolino e solo ad essi, il potere di eleggere i propri rappresentanti politici.
Il meccanismo delle LISTE BLOCCATE, opportuno e adeguato per consentire a molti personaggi di accedere nell’arena politica senza - denuncia il consigliere castelvetranese avere meriti o titoli alcuni, ha generato dal 2005 non poche polemiche con forti ed inevitabili ripercussioni nella sfera politica ma soprattutto in quella sociale.
Le evidenti e profonde “Trasformazioni socio-economico-culturali”, a noi meglio note e rappresentate attraverso un SISTEMA INCAPACE che produce - puntualizza solo ed esclusivamente crisi, rischiano di compromettere un modello di Stato Sociale storicamente garante del benessere dei cittadini e dello sviluppo economico. 
……………… peccato - si rammarica concludendo Tommaso Bertolino che ancora oggi grandi Partiti come il PD, F.I. o il Ncd di Angelino Alfano propongano una riforma elettorale [ Legge Italicum ] in assoluta controtendenza ai fondamentali principi di vita democratica su cui l’Italia è stata da sempre fondata".

Le riflessioni del Consigliere comunale castelvetranese degli Indipendenti, Tommaso Bertolino, sono le stesse che sulle liste bloccate non convincono tutti i partiti. L'Italicum è atteso alla Camera da mercoledì 29 gennaio. E sulla legge elettorale restano sempre gli stessi rebus da risolvere. 

I quattro nodi da risolvere

1. Liste bloccate: non convincono tutti i partiti

L'Italicum, com'è noto, non prevede le preferenze: l'elettore deve fare i conti con le liste bloccate, come succedeva con il Porcellum. A differenza del sistema di voto bocciato dalla Corte costituzionale, però, le liste prevedono al massimo quattro o cinque candidati per assicurare il rapporto tra eletto e l'elettore (i nomi dei candidati si prevede siano scritti sulla scheda a fianco dei rispettivi partiti).
Nonostante i seggi siano da assegnare su base nazionale, i candidati si presentano in circoscrizioni territoriali per garantire il collegamento tra le liste e il territorio.
Eppure il niet sulla possibilità di scegliere il proprio candidato ha scatenato le proteste soprattutto del Nuovo centrodestra e di Scelta civica. Ma anche una minoranza del Pd chiede di superare il nodo delle liste bloccate.

2. Soglie di sbarramento: troppo alto il tetto dell'8%

Altro nodo sono le soglie di sbarramento. Quelle proposte da Renzi e Berlusconi hanno l'obiettivo di evitare il condizionamento da parte dei partiti più piccoli e di assicurare maggiore stabilità al governo.
In pratica, l'Italicum rivede al rialzo le soglie già introdotte con il Porcellum: 12% per le coalizioni, 8% per i partiti all'interno delle coalizioni e 5% per le formazioni che si presentano da sole.
Le soglie hanno scatenato la protesta dei partiti più piccoli che rischiano di restare fuori dal parlamento, anche coalizzandosi.
Il Pd ha ipotizzato di ridurre il tetto dell'8% al 6%, mentre l'ala vicina all'ex presidente democratico Gianni Cuperlo ha ipotizzato di abbassare la soglia per i partiti che corrono da soli dal 5% al 3-4%. 
3. Premio di maggioranza: alzare l'asticella oltre il 35%

La governabilità è assicurata dal premio di maggioranza, già previsto dal Porcellum. Tuttavia, l'Italicum lo assegna su base nazionale e si accede raggiungendo almeno il 35% dei consensi. Il premio assegna il 18% dei seggi, ma il partito che vince le elezioni non può superare il 55% del parlamento (gli eventuali voti dispersi sarebbero distribuiti tra le altre formazioni che accedono all'Aula).
Le critiche al premio di maggioranza sono arrivate dai 29 giuristi che hanno firmato un appello contro l'Italicum: la loro tesi è che ci sia un'eccessiva compressione del principio di rappresentanza all'appannaggio della governabilità.
La minoranza Pd ha sollevato dubbi sulla soglia del 35%: si ipotizza di alzare il tetto al 36-37%.
I centristi, invece, hanno proposto di assegnare il premio del 15% a chi supera il 38% e il 13% a chi arriva al 42%.

4. Ballottaggio: non sono concessi nuovi apparentamenti

L'ultimo punto su cui i partiti devono trovare l'intesa per licenziare la nuova legge elettorale è il ballottaggio.
Nel caso in cui nessuno dovesse raggiungere la soglia per ottenere il premio di maggioranza, allora le due coalizioni che hanno ottenuto più voti accedono al secondo turno: la bozza dell'Italicum non permette nuovi apparentamenti e chi vince si prende il 53% dei seggi, mentre il resto è diviso in modo proporzionale rispetto ai risultati del primo turno.
Sull'impossibilità di nuove alleanze, Renzi e Berlusconi hanno anticipato di non voler scendere a compromessi. Così come sulla riforma per abolire il Senato e trasformarlo nella Camera delle autonomie.

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