lunedì 13 gennaio 2014

CONDANNATI I TRE ALCAMESI DELL'ATTENTATO INCENDIARIO ALLA SEGRETERIA DI PAPANIA

Condannati, a due anni di reclusione ed al pagamento di una multa di cinquemila euro ciascuno, Antonino
Mistretta di 39 anni, Enzo Amato di 38 anni e Francesco Domingo di 30 anni, i tre alcamesi accusati di essere gli autori dell'attentato incendiario messo a segno ad Alcamo, tra la notte del 22 febbraio 2012 ed il mattino seguente, la segreteria politica dell'ex parlamentare del Pd, Nino Papania. Il 21 dicembre scorso, il pubblico ministero, Rossana Penna, aveva chiesto la condanna dei tre alcamesi a tre anni e quattro mesi di reclusione ciascuno per tentata estorsione ed incendio. Nell'indagine di Domingo, Amato e Mistretta, arrestati nel maggio scorso ed accusati insieme con altri, separatamente giudicati, era finita anche l'anarchica Maddalena Calore che avrebbe, secondo gli inquirenti, confezionato la bomba carta e la "molotov" che furono lanciate contro la porta d'ingresso della segreteria politica in via Roma. Il giudice per le udienze preliminari di Trapani, Emanuele Cersosimo, ha ritenuto i tre imputati, difesi dagli avvocati Agatino Scaringi e Baldassare Lauria, colpevoli di incendio doloso e danneggiamento mentre ha disposto la derubricazione del reato di tentata estorsione in un'ipotesi meno grave, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato. I tre condannati avrebbero fatto esplodere una bomba carta per costringere, come era emerso nel primo filone delle indagini, l'ex parlamentare ad assumerli all'Aimeri Ambiente. 
L'inchiesta sulle intimidazioni, conclusasi nel luglio scorso, affianca anche altri filoni d'indagine attualmente in corso. Uno in particolare riguarda proprio l'Aimeri Ambiente e la gestione delle assunzioni per scopi politici. L'ex parlamentare, originariamente parte lesa in questo procedimento, dal 14 novembre scorso è indagato per voto di scambio, nell'ambito di un nuovo filone d'indagine scaturito dalle stesse intercettazioni che lo vedevano vittima. Ed è proprio dalla disavventura capitata all'ex senatore che prendono spunto le indagini della Procura guidata da Marcello Viola. Durante le indagini gli inquirenti intercettano anche alcuni personaggi che si muovono intorno all'entourage di Papania e con oltre cinquemila pagine di cui sono composti i faldoni dell'inchiesta documentano in quale clima si sono svolte le amministrative del maggio 2012. Dalle intercettazioni è emerso che quattro soggetti, imputati per tentata estorsione nei confronti dell'allora senatore del Pd, il cui processo è in corso, sarebbero stati invitati a raccogliere voti in favore del candidato sostenuto da Papania, Sebastiano Bonventre, attuale sindaco di Alcamo, in cambio di denaro, buoni benzina e posti di lavoro all'Aimeri Ambiente. "Papania era tutt'altro che estraneo alla competizione avendone preso parte attiva – scrive il sostituto procuratore Rosanna Penna – nel sostenere l'elezione del candidato sindaco Sebastiano Bonventre e, soprattutto, avvalendosi durante la campagna elettorale di soggetti i cui metodi nella raccolta delle adesioni di voto presso la base elettorale, stando sempre al tenore delle conversazioni registrate, si sono rivelati - precisa il pubblico ministero - essere improntati proprio alla alterazione delle regole del gioco, atteso che gli stessi in ambientale parlavano di somme di denaro consegnate o da consegnare ad elettori non meglio individuati e a numerose promesse di assunzione, asseritamente fatte dal senatore Papania e dai candidati alla carica di consigliere comunale della lista Bonventre". Secondo il pubblico ministero, Rossana Penna, è l'ex parlamentare che aveva promesso agli imputati dei posti di lavoro presso l'Aimeri, società di raccolta rifiuti con attività nell'Ato siciliana Tp1 "Terra dei Fenici", nella parte nord della provincia di Trapani. Ieri il giudice Emanuele Cersosimo, oltre a condannare i tre imputati, ha rigettato la richiesta di risarcimento dei danni avanzata dall'ex parlamentare, costituitosi parte civile, che tramite il suo legale, l'avvocato Vincenzo Catanzaro, aveva anticipato che l'eventuale somma sarebbe stata devoluta in beneficenza. Secondo il giudice, però, a Papania, che, a sua volta, è indagato per voto di scambio, nell'indagine scaturita dalle intercettazioni utilizzate dalla Procura nell'ambito dell'inchiesta sull'intimidazione, non spetta alcun risarcimento.

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