sabato 25 gennaio 2014

COMPATTI CONTRO IL "NO" ALLA MAFIA, MA POI OGNUNO PER LA PROPRIA STRADA

E' già frattura tra i movimenti e le associazioni trapanesi che due settimane fa avevano organizzato la manifestazione "Trapani dice no" per esprimere solidarietà ai magistrati della Procura e del Tribunale di Trapani. "Chiediamo che il procuratore Marcello Viola, il pm Andrea Tarondo, il presidente del Tribunale delle misure di prevenzione Piero Grillo, e tutti i magistrati e giudici che trattano procedimenti di criminalità organizzata, appartenenti alla procura e al tribunale di Trapani, che da mesi sono oggetto di atti intimidatori, siano tutelati e non siano lasciati soli". Tante sono state le sigle del mondo dell'associazionismo in calce al manifesto e alla manifestazione del 10 gennaio scorso, e altrettante sono state le firme singole di esponenti politici, giornalisti, registi, ricercatori e via dicendo. Tutti insieme per affermare con forza: "no alla mafia, no alle minacce contro i magistrati!". Quel "No" manifestato nella città di Trapani doveva diventare un vero e proprio grido di liberazione di un'intera società sottomessa per decenni alla violenza politico-mafiosa; e soprattutto doveva costituire una vera e propria cappa di protezione nei confronti di quei magistrati che stanno lavorando incessantemente per liberarla dalla mafia. Ma l'unione che doveva determinare la forza civile contro le mafie si è dissolta in meno di una decina di giorni. Ad uscire ufficialmente dal manifesto ''Trapani dice no'', per la presenza di certi soggetti ritenuti ''incompatibili'', sono gli appartenenti al Movimento Agende Rosse Trapani, Amalatesta Circolo Arci, Circolo Prc Mauro Rostagno, Flmu – Cub Trapani, Osservatorio veneto sul fenomeno mafioso, Circolo Prc Gramsci di Erice, Ossermafia Italia - Uniti in memoria di Paolo e Agnese Borsellino, Comitato 9 Dicembre Trapani e Comitato spontaneo "Grazie Sodano". Gli appartenenti alle suddette associazioni "mantengono piena coesione all'insegna della condivisa esigenza di una democrazia autentica e di quella chiarezza, trasparenza ed efficienza che deve caratterizzare le pubbliche Istituzioni concepite - si legge nella nota - non come strumenti per l'esercizio di un potere personale, di gruppo, di partito, di schieramento politico o, peggio ancora, di "cosca", ma come organismi deputati alla prestazione di un servizio finalizzato alla realizzazione del bene comune". Le associazioni hanno pubblicamente ufficializzato "l'uscita dal manifesto di Trapani dice di no" in quanto hanno reputato certe presenze non opportune in un insieme di associazioni che si uniscono in un manifesto per dire "No" alla mafia. Nello specifico, la discussione è nata in merito all'avv. Bosco, socio di "Trapani Cambia", una delle associazioni presenti nel manifesto, la cui presenza è stata discussa in quanto legale del senatore Antonio D'Alì, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa ma assolto al processo con rito abbreviato nel primo grado di giudizio. Le associazioni uscenti intendono continuare "a promuovere iniziative per far capire l'importanza di quella «bellezza del fresco profumo di libertà», tanto cara a Paolo Borsellino, che obbliga - prosegue la nota - chi si impegna con passione su certi fronti a «rifiutare il puzzo del compromesso morale» che si sente attorno a quanti intendono stare con un piede in due scarpe per acquisire visibilità a tutto campo attraverso la partecipazione a pubbliche manifestazioni dalle finalità inconciliabili con quelle perseguite professionalmente, probabilmente sfruttate anche come "trampolini di lancio" in vista della sperata ma inconfessata realizzazione di ambizioni o velleità politiche all'ombra dei soliti burattinai di palazzo". La nota delle associazioni antimafia uscenti dal Manifesto di "Trapani dice No" ha il tono fermo di una denuncia. "Ma chi può dimenticare che Francesco Messina Denaro, scelto a suo tempo per l'amministrazione di certi terreni a Castelvetrano, aveva commissionato l'uccisione di Paolo Borsellino e che il figlio Matteo, oltre ad essere coinvolto nelle stragi dei primi anni Novanta, ha orientato, assieme al suo entourage, consensi elettorali verso una certa direzione? E chi può far finta di non aver sentito o capito - si legge ancora nel documento - le parole del Procuratore Generale Roberto Scarpinato, idealmente rivolte all'amico Paolo? «Stringe il cuore - ha detto - a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere". Le associazioni del documento, divulgato su un social network, hanno posto "al primo posto l'incompatibilità di certi soggetti con il progetto proposto" ed "hanno deciso di uscire (come già fatto da Saman) dal manifesto di "Trapani dice di no", per fare in modo che nessuno possa interpretare arbitrariamente le motivazioni che stanno alla base di tale decisione". immediata la replica di Trapani Cambia: "In seguito alla notizia della defezione di alcune sigle dal manifesto "Trapani dice no", Trapani Cambia rinnova, al contrario, la sua adesione. Noi non ci stiamo a fare naufragare l'esperienza di "Trapani dice no" sullo squallore delle calunnie pretestuose anche a nostro carico. Da due anni siamo sotto tiro. Un fronte - si legge nel comunicato - che vede schierati insieme chi si dichiara nemico reciprocamente e chi, invece, si spalleggia nel continuo attacco alla nostra esperienza associativa. Un attacco - si legge - fatto di mezze parole e mezze verità sussurrate per le strade o gridate sulle bacheche dei social networks. Presunzioni di accordi, di patti mai dimostrati. Insomma, il gioco del sospetto ai nostri danni, un sospetto indimostrabile che assume consistenza solo perché ripetuto all'infinito".

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