lunedì 20 gennaio 2014

46° ANNIVERSARIO DEL SISMA DEL BELICE. NUOVE STRATEGIE PER UN PIANO DI SVILUPPO INTEGRATO DEL BELICE

Con la conferenza sul tema "Nuove strategie per un piano di Sviluppo Integrato del Belice", si sono conclusi, oggi, lunedì 20 gennaio, alle Scuderie del Castello Grifeo di Partanna, le manifestazioni di celebrazione del 46° anniversario del sisma nella Valle del Belice. Alla conferenza hanno partecipato, oltre ai deputati Europei, Nazionali e Regionali, espressione del territorio, e ai sindaci della Valle del Belice, il ministro delle Infrastrutture, on. Maurizio Lupi, ed il presidente della Regione Siciliana, on. Rosario Crocetta. A distanza di 46 anni dal terremoto che sconvolse la Valle del Belice le cicatrici sono ancora ben visibili. Il 14 gennaio del 1968, alle ore 13 e 29, la gente si apprestava a consumare il consueto pranzo domenicale, con la famiglia tutta riunita a tavola quando all'improvviso, nella valle del Belice, tra Trapani, Agrigento e Palermo, la terra cominciò a tremare. La gente, spaventata dal sisma, si riversò lungo le strade e sebbene il terremoto non avesse procurato danni particolari, furono in molti a preferire di passare la notte in macchina. Una scelta apparentemente troppo precauzionale ma che salvò la vita a tanti. Infatti, nella notte tra il 14 e il 15, alle ore 3, la terra tornò a tremare, ma questa volta con una violenza incontrollabile. Le scosse violente furono in tutto 16 e si susseguirono fino alle ore 23 e 20. L'effetto di questo terremoto, che ebbe come epicentro Gibellina, si fece sentire su tutta la Sicilia. I paesi di Gibellina, Montevago e Salaparuta furono rasi al suolo, cancellati. Gravemente danneggiati Poggioreale, Salemi, Santa Ninfa, Santa Margherita Belice, Roccamena. Le vittime furono 351, migliaia i feriti e circa 70 mila i senzatetto. Questo terremoto, definita la più grande calamità naturale del dopoguerra, mise in evidenza gli incredibili paradossi del nostro paese, a cominciare dallo stato di povertà delle case in Sicilia, costruite con mattoni poco resistenti. Quando i soccorsi, avvertiti con estremo ritardo, giunsero sul posto, si trovarono di fronte un palcoscenico apocalittico. Come se non bastasse, il 20 gennaio di 46 anni fa, una pioggia torrenziale si abbatté sulla zona, spazzando via le tendopoli costruite dall'esercito e ricoprendo di fango le macerie. Sembrava quasi che la natura si fosse accanita con una zona già di per se disagiata. Molti furono anche i volontari che giunsero da più parti d'Italia e le cronache del periodo raccontano scene agghiaccianti e spesso commoventi. Un dolore che non non si è ancora placato, anche perché la ricostruzione non è mai finita nei 21 comuni colpiti dal sisma. Tardano infatti ancora ad essere trasferiti alle tesorerie comunali 35 milioni dei 45 stanziati nelle legge di stabilità del 2013. Per il sindaco di Partanna, Nicolò Catania, nonché coordinatore dei sindaci della Valle del Belice, "la conferenza vuol essere un importante momento di confronto e di sintesi tra le istituzioni. Lo spirito dell'iniziativa sarà, infatti, quello di creare un ideale tavolo tecnico finalizzato a trovare una convergenza sulle strategie da mettere in campo per chiudere, dopo quasi mezzo secolo, l'annosa e vergognosa vicenda - ribadisce Nicola Catania - che riguarda la fase di ricostruzione dei centri colpiti dal sisma, ma soprattutto, per rilanciare condivise azioni per lo sviluppo socio-economico e culturale del territorio belicino nel suo complesso". Quello che accaduto in quasi mezzo secolo è pura cronaca che riporta i notevoli disagi della popolazione superstite, da chi decise di partire in cerca di fortuna a chi decise di rimanere tentando di ricostruirsi un nuovo tetto per non abbandonare le proprie radici. "Il Coordinamento - prosegue il sindaco di Partanna - si presenta all'appuntamento con delle proposte concrete che mirino, senza retorica, a rilanciare i comuni belicini. La volontà è anche quella di sfatare l'immagine con cui, volutamente, ci hanno etichettati, ovvero come coloro i quali chiedono sempre e solo per ottenere, sporadicamente, una manciata di soldi. Il Belice - conclude il coordinatore dei sindaci - vuole risorgere definitivamente facendo leva sulle proprie forze e risorse. Per tale ragione è indispensabile una convergenza istituzionale in questa direzione".

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