venerdì 20 dicembre 2013

TRAPANI "NO TARES". CONSIGLIO COMUNALE APPROVA "BONUS ESENZIONE TERZA RATA"

La protesta anti-tares che lunedì pomeriggio a Trapani ha tenuto tutti col fiato sospeso sino a tarda sera,
dopo giorni di discussioni ed incontri, ha dato un suo piccolo ma consistente risultato. Oggi alle 14.25, dopo una seduta comunale durata quasi quattro ore, il massimo consesso civico di Trapani ha approvato all'unanimità l'atto d'indirizzo che impegna l'amministrazione ad esentare dal pagamento della terza rata della tares le famiglie con reddito inferiore ai trentacinquemila euro. Il sindaco Vito Damiano si era detto disponibile a vagliare la proposta avanzata dal capogruppo del Nuovo Centrodestra, Totò La Pica, uno dei 14 che avevano approvato la Tares. "La nuova tassa sui rifiuti - spiega La Pica - è stata divisa in tre rate. Quella già passata del 16 dicembre e le altre due del 2014, una il 16 febbraio e l'altra il 16 aprile. La soluzione del Nuovo Centrodestra, che ha trovato il sostegno dell'amministrazione e degli altri gruppi consiliari, punta a non far pagare la terza rata quella del 14 aprile a tutti i nuclei familiari con un reddito complessivo di 35 mila euro. La stima è di un milione e mezzo o due milioni di euro che verrebbero trovati nei capitoli del bilancio di previsione del 2014. Li troveremo - ha aggiunto La Pica - perché è giusto fare così e perché la protesta dei cittadini è condivisibile". Durante la seduta del Consiglio Comunale, il primo cittadino ha preso la parola per spiegare il criterio che ha portato a tali scelte: " Vi posso assicurare che il lavoro che si sta facendo è di recuperare questo eccessivo onere di spesa. Gli uffici - spiega Vito Damiano - stanno già lavorando. Inoltre puntiamo a definire il bilancio 2014 entro marzo. Abbiamo recuperato un milione e mezzo di evasione fiscale. Abbiamo tagliato per 3 milioni e mezzo in poco più di un anno. Abbiamo mantenuto i servizi sociali. Oltre 4 milioni di spesa. Dalla Regione poche centinaia di migliaia di euro. Puntiamo alla differenziata per abbattere i costi di gestione. Il sacrificio è per salvare il Comune ma c'è l'impegno - precisa il sindaco - a venire incontro alle famiglie. Il nostro obiettivo è quello di arrivare alla riduzione delle tasse. Non abbiamo toccato la prima casa alzando l'aliquota delle seconde. Abbiamo sforato soltanto da 3 milioni e 60 mila euro che siamo riusciti a recuperare con una iniziativa politica, ma le ripercussioni si sono comunque fatte sentire. Dai primi mesi dell'anno prossimo potremo ripartire perché abbiamo rispettato il patto di stabilità. Posso anche capire - conclude il suo intervento - che c'è un difetto di comunicazione. Ma costa e non me la sono sentita di spendere. Ci sarà da tagliare qualcosa sul bilancio 2014. Oggi faremo la delibera di Giunta". Al Comitato cittadino "Trapani No Tares", che continua a chiedere la revoca della delibera che ha introdotto la Tares, gli amministratori comunali hanno spiegato che la soluzione alternativa proposta è quella della cosiddetta "Tares leggera". In sintesi, la vecchia Tarsu più la maggiorazione per lo Stato, trenta centesimi a metro quadrato, ma la delibera non può essere revocata, salterebbe il bilancio 2013 con un buco di 14 milioni di euro. Nonostante l'atto di indirizzo approvato e l'impegno della giunta a deliberare immediatamente, le risposte degli amministratori vengono ritenute insufficienti dal comitato che ha nuovamente rivolto al sindaco ed ai consiglieri l'invito a rassegnare le loro dimissioni. Dopo una riunione, i responsabili hanno annunciato lo scioglimento dello stesso comitato. "Più responsabilmente dei politici, che dovrebbero rappresentarci ma che invece rimangono abbarbicati alle loro poltrone, non avendo raggiunto gli obiettivi - hanno spiegato i rappresentanti del comitato promotore - ci dimettiamo. Lasciamo ad altri, che magari fino ad oggi hanno solo criticato il nostro operato, il compito di portare avanti qualsiasi altro tipo di protesta". Alla fine, avendo vinto una battaglia ma non la guerra, il Comitato se ne va a casa e i politici restano. Almeno perora.

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