venerdì 13 dicembre 2013

MAFIA. ECCO I NOMI E LE FOTO DEGLI ARRESTATI NELL'OPERAZIONE EDEN

La maxi operazione Eden all'alba di questa mattina tra Castelvetrano, Campobello e Palermo, che ha portato all'arresto di una trentina di persone, con provvedimenti emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di
Palermo, ha colpito nel cuore del territorio del super latitante Matteo Messina Denaro. "Credo che non siamo mai stati così vicini al suo arresto", ha sottolineato il comandante del Ros Mario Parente, "le attività d’indagine hanno consentito di confermare il ruolo che in quella provincia ancora esercita il latitante e viene confermato che è lui a dirigere l’attività organizzativa di Cosa nostra trapanese e ha un ruolo di spicco a livello regionale". Tra gli arrestati cinque i familiari del boss. In manette il nipote Francesco Guttadauro, la sorella Anna Patrizia Messina Denaro, ed i cugini Giovanni Filardo, Lorenzo Cimarosa e Mario Messina Denaro. In tutto le persone arrestato sono state 30.

Ecco l’elenco degli arrestati:


Anna Patrizia Messina Denaro (Castelvetrano), 43 anni, sorella di Matteo. Secondo gli inquirenti, era in contatto col fratello latitante e smistava i suoi ordini. Inoltre, anche tramite il marito, Vincenzo Panicola, che è detenuto da tempo, la donna è accusata di aver fatto da raccordo con i mafiosi in carcere. Intercettazioni della polizia, hanno ascoltato Anna Patrizia mentre riferisce al marito in carcere il diktat del fratello latitante a proposito di Giuseppe Grigoli, l'ex patron dei supermercati Despar, prestanome del super latitante, che aveva iniziato a fare delle dichiarazioni ai processi. In ballo, forse, c'era addirittura l'ipotesi estrema di eliminarlo. Poi. Matteo: "Che nessuno lo tocchi, lasciatelo... dice... più danno può fare. Di più, per dieci volte". Questo fu il messaggio portato da Anna Patrizia in carcere. E' accusata anche di estorsione. Altre intercettazioni della Dia l'hanno sorpresa ad estorcere 70 mila euro agli eredi di una nobildonna. "Io qua sono, mi chiamo Messina Denaro e a me non mi rompe niente nessuno - così diceva Anna Patrizia - Ora io qua voglio le cose, ora voi uscite i soldi, perché a me i soldi mi servono". La defunta era la madrina di battesimo di Anna Patrizia Messina Denaro che non aveva tollerato l'esclusione dal testamento. E' "una donna di mafia forte, in grado - precisa il procuratore aggiunto Teresa Principato - di commettere estorsioni, con durezza e spregiudicatezza, facendosi forte del suo cognome garanzia di successo. E' l'intimidazioen che produce l’effetto. La richiesta viene fatta a due signore mentre stanno seguendo il feretro della donna. Una donna che porta i messaggi del fratello ai familiari dei detenuti per rasserenare ovvero decider sulle controversie".

Francesco Guttadauro (Palermo), 29 anni, figlio di Filippo e Rosalia Messina Denaro, è considerato il "portavoce ufficiale" dello zio latitante. I Ros lo hanno visto muoversi con grande disinvoltura fra una rete ristretta di 17 persone fidatissime, tutte oggi arrestate. Nel tempo libero, il nipote del boss se ne andava a passeggio con l'ex capitano del Palermo Fabrizio Miccoli. Insieme alla sorella Maria, Francesco Guttadauro il 7 dicembre, nel sequestro ai Niceta, era stato indicato dagli inquirenti come socio occulto dei negozi di abbigliamento che gli imprenditori palermitani gestivano all'interno del centro commerciale Belicittà.






Giovanni Filardo (Castelvetrano), cugino di Matteo Messina Denaro, che dal carcere dirigeva gli affari di famiglia. Filardo impartiva alla consorte Francesca Maria Barresi (Castelvetrano), e alle figlie Floriana Filardo (Salemi) e Valentina Filardo (Salemi), anche loro arrestate, precise direttive sull'attività imprenditoriale: assunzioni, licenziamenti, pagamenti, ma anche il progressivo prosciugamento delle disponibilità finanziarie sociali e personali per eludere l’applicazione delle misure di prevenzione. Le indagini della Guardia di finanza di Palermo hanno portato tutta la famiglia in carcere. A nulla sono serviti gli appelli alla prudenza lanciati dal padre: "Leva e scava", diceva Filardo alle donne di casa, invitandole a mettere sottoterra i soldi. Quei soldi dovevano per forza girare nelle rete di Messina Denaro, per il sostentamento del latitante e dei familiari. A Patrizia, ad esempio, spettava uno stipendio di 1.500 al mese. I soldi non mancavano.


A Filardo, con la sua "BF Costruzioni srl", si affiancavano Lorenzo Cimarosa (Castelvetrano), 53 anni, cugino di Matteo Messina Denaro, ed  
Antonino Lo Sciuto (Castelvetrano), 43 anni, che gestivano la "Mg costruzioni srl", impegnata in tanti lavori in provincia di Trapani, i più importanti quello per il parco eolico di Mazara e quello per realizzare il Mc Donald's di Castelvetrano. 

Mario Messina Denaro (Castelvetrano), cugino del boss castelvetranese.















Vincenzo Peruzza (Castelvetrano), classe 1948.








Girolama La Cascia (Castelvetrano), è accusata di favoreggiamento per non avere denunciato una presunta estorsione subita. La Cascia avrebbe ceduto alle richieste di Patrizia Messina Denaro, consegnandole 70 mila euro che aveva ereditato da una loro conoscente, recentemente scomparsa. Inoltre, La Cascia avrebbe reso false dichiarazioni alla Dia per coprire la sorella del boss.

Lea Cataldo (Campobello di Mazara), classe '62, moglie di uno degli arrestati Francesco Luppino (Campobello di Mazara), classe 1956, già detenuto, presunto fiancheggiatore del boss latitante, avrebbe gestito per conto del marito, nel periodo in cui si trovava in carcere, la Fontane d’oro sas formalmente intestata ad altre persone.

Aldo Tonino Di Stefano (Campobello di Mazara), classe 1966.

















Antonella Montagnini (Milano), vigilessa in servizio al Comune di Paderno Dugnano, in provincia di Milano, ex cognata di Nicolò Polizzi, un mafioso di Campobello di Mazara, che le chiedeva di controllare qualche targa sospetta.
Montagnini si sarebbe abusivamente introdotta in un sistema informatico protetto da misure di sicurezza. Polizzi aveva l'incubo di essere pedinato dalla polizia.
Suo figlio Pietro Luca Polizzi (Castelvetrano), classe 1981, anche lui arrestato questa notte dal Ros, aveva invece una passione smodata per la politica. In cambio di una cifra non precisata avrebbe procurato un consistente pacchetto di voti a Doriana Licata, candidata (non eletta) nella lista dell'Mpa di Raffaele Lombardo alle Regionali 2012.
I carabinieri hanno arrestato per voto di scambio anche il fratello di Doriana, Aldo Roberto Licata (Palermo).
Giuseppe Pilato (Erice),
















Francesco Spezia (Erice),

















Matteo Agosta (Palermo), 

Antonella Agosta (Palermo), arrestata in Germania, invece, si sarebbe fittiziamente intestata il 5% della Spe.fra costruzioni srl, appartenente in realtà ad un altro degli arrestati Michele Mazzara (Paceco), classe 1960, presunto fiancheggiatore di Messina Denaro.


Francesco Fabiano (Paceco),

A garantire gli affari all holding di Messina Denaro sarebbe stata una rete di insospettabili. Gli ingegneri Giuseppe Marino (Palermo), che per altro è figlio di un giudice, e 
Salvatore Torcivia (Palermo), che lavorano al Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria che ha sede a Palermo. Per loro l'accusa è di avere favorito una ditta legata alla mafia, la Spe.Fra, nei lavori di manutenzione all'interno del carcere Ucciardone.

Giovanni Faraone (Palermo), 42 anni.










Rosario Pinto (Palermo),

Girolamo Cangialosi (Carini)

Vincenzo Torino (Napoli). 

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