sabato 7 dicembre 2013

I NIPOTI DI MATTEO MESSINA DENARO DIETRO I NICETA A CASTELVETRANO

Un nuovo colpo è stato segnato al super latitante Matteo Messina Denaro con due blitz scattati all’alba di
ieri, tra Castelvetrano e Palermo. Un patrimonio del valore di circa 50 milioni di euro è stato sequestrato ad una famiglia di noti commercianti di Palermo, i Niceta, riconducibili dalle indagini al boss castelvetranese. Il blitz ai Niceta è stato eseguito dalle fiamme gialle collaborati dai colleghi dello Scico di Roma e dal Ros dei carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi e dal pm Pierangelo Padova. Il sequestro è scattato al patrimonio di Mario Niceta e dei figli Massimo, Pietro e Olimpia. Vale 50 milioni di euro e comprende le società che gestiscono una serie di negozi a Palermo, in via Roma, Corso Camillo Finocchiaro Aprile, viale Strasburgo e via Ruggero Settimo con il marchio Olimpia. Il blitz ai beni dei Niceta a Castelvetrano, per un valore di circa un milione di euro, ritenuti riconducibili ai nipoti di Messina Denaro, Francesco e Maria Guttadauro, figli di Filippo e Rosalia Messina Denaro, è stato eseguito dal personale della Divisione Anticrimine della questura di Trapani e del Nucleo della Polizia tributaria, su disposizione del Tribunale di Trapani. Sono stati sottoposti al sequestro anticipato una società operante nel settore del commercio di abbigliamento ed accessori, Blue Spirit e Niceta Oggi, con sede legale e punto vendita all’interno del centro commerciale Belicittà di Castelvetrano, gestito da una società confiscata ed un tempo di proprietà di Grigoli. Inoltre, è stato sequestrato un altro negozio presso il centro commerciale La Fontana, a Borgetto, un immobile, due autovetture di grossa cilindrata ed undici conti correnti. La ricostruzione patrimoniale ha permesso di risalire alle infiltrazioni di Cosa nostra e dei suoi leader storici, fra cui Matteo Messina Denaro, negli affari delle società appartenenti al gruppo imprenditoriale, leader da molti anni in Sicilia nel settore della vendita al dettaglio di abbigliamento e di preziosi. Il gruppo risulterebbe, sin dai primi anni ’80, in rapporti di contiguità con i fratelli Giuseppe e Filippo Guttadauro, quest’ultimo cognato di Matteo Messina Denaro, per averne sposato la sorella Rosalia, con i quali avrebbe condiviso interessi economici e l’espansione delle attività nel Palermitano e nel Trapanese. Secondo l’accusa, i Niceta avrebbero fatto da paravento a Filippo Guttadauro per consentirgli di aprire i due negozi, da affidare ai figli, ed evitare la mannaia del sequestro. Francesco e Maria Guttadauro figurano come semplici dipendenti della società. Secondo gli investigatori, i nipoti di Messina Denaro sarebbero invece dei soci occulti. Da alcune intercettazioni telefoniche ed ambientali, svolte anche all'interno di un istituto penitenziario, è emerso un pieno coinvolgimento dei familiari del latitante Matteo Messina Denaro nella gestione dell'attività commerciale.

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