venerdì 15 novembre 2013

STRAGE PALERMO-SCIACCA. LA PROCURA FRENA E CHIEDE ULTERIORI ESAMI PER GIOVANNI TITONE

Sono state disposte nuove analisi per stabilire quando Giovanni Titone, classe 1985, ritenuto dai primi
accertamenti possibile responsabile della strage avvenuta mercoledì sulla Palermo-Sciacca, abbia assunto la cannabis. La Procura di Palermo ha disposto le nuove analisi perché vuole vederci chiaro prima di iscrivere il Titone nel registro degli indagati. Il rapporto con i risultati dei primi esami tossicologici, in cui l'alcol test e l'esame per rilevare tracce di cannabinoidi sono risultati positivi, eseguiti in ospedale, era stato trasmesso dai carabinieri alla Procura, fornendo un nuovo scenario al fascicolo aperto dal sostituto procuratore Annamaria Picozzi che riporta l'ipotesi di reato di omicidio colposo contro ignoti. Adesso, gli inquirenti smentiscono che il giovane conducente della Focus, ricoverato in coma all'ospedale Villa Sofia, con una clavicola rotta ed ematomi sia alla testa che al polmone, in gravissime condizioni, fosse sotto effetto di alcol. Dalle prime analisi del sangue, effettuate subito dopo l'incidente, in cui Titone ha perso la moglie, il figlioletto di due anni e sua madre, è emerso che il ventottenne aveva fumato uno "spinello", ma non è stato possibile, riferiscono solo ora gli inquirenti, stabilire a quando risalga l'uso della droga leggera. Intanto, il pm incaricato dell'inchiesta, Claudio De Lazzaro, ha deciso di non effettuare l'autopsia sui cadaveri. Solo dopo avere esaminato le ricostruzioni dei militari il magistrato deciderà se disporre una consulenza. Oltre ai familiari di Titone, che al momento, si precisa, non è indagato, nell'incidente sono morti i due anziani che viaggiavano sulla Punto. Martedì prossimo i carabinieri di Monreale, che hanno effettuato i rilievi dopo l'impatto tra le due auto, consegneranno in Procura le risultanze definitive. Solo allora il procuratore aggiunto Maurizio Scalia e il sostituto Claudio De Lazzaro valuteranno il caso nel suo complesso e, anche in considerazione delle delicate condizioni in cui versa Giovanni Titone, se iscrivere il giovane padre nel registro degli indagati. Con lui è sopravvissuto solo il figlio maggiore, Vito, di 4 anni.

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