domenica 24 novembre 2013

SERIE A. TORINO - CATANIA 4-1. IL CATANIA VIVE SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI, MA SCORAGGIARSI NON SERVE A NIENTE!

E’ facile raccontare la cronaca di un disastro, si fa presto e poca fatica. Difficile, invece, è comprenderne le ragioni. Torino segna la tappa più bassa della stagione, un crollo impensabile alla vigilia. Era una partita che doveva consegnarci un altro risultato ma, soprattutto, un’altra prestazione. Che fosse ricca di cuore, grinta, qualità. Per acquisire piccole dosi di fiducia e riconquistare punti e morale. Succede, invece, quello che non ti aspetti. Assisti a una logorante deriva, scivolando sulle amnesie di Legrottaglie e l’imbambolamento collettivo. Difesa, centrocampo, attacco. E’ forse il caso di lanciare un sondaggio per individuare quale dei tre reparti è recuperabile. Il Catania vive oggi sull’orlo di una crisi di nervi. E’ una squadra dall’indecifrabile lettura, persino per il suo allenatore. Chissà cosa mastica il fegato di Pulvirenti in questo momento. Può l’incidente del ‘duca’ Legrottaglie costituire l’alibi risolutorio? Queste sono cose che possono capitare e, non per questo, devono smontare un’organizzazione di uomini. Piuttosto, vanno risolti una volta per tutte gli equivoci tattici di cui sono vittima alcuni elementi, su tutti Plasil, Tachtsidis e Castro. Il primo non esprime il suo potenziale e risulta difficile incastonarlo in un vero ruolo, in una sicura posizione in campo. E’ un trequartista o un regista? Il giovane greco, ultimamente, aveva dato segnali di ripresa. Oggi si è defilato. Il suo lavoro, però, è troppo importante per l’economia del gioco, il Catania non può più aspettare. Castro non è il gaucho dalla faccia sporca che abbiamo conosciuto, il ragazzo micidiale che scardinava le linee difensive avversarie. Questi sono alcuni spunti di riflessione degni di essere messi a nudo. E risolti. Dal disastro odierno va comunque preso anche qualcosa di buono. Giusto per confortarci in un momento buio. Il recupero di alcuni leader, a cominciare da Barrientos, inducono ad alimentare la speranza di ritrovare, pian piano, gioco e risultati. Scoraggiarsi non serve a niente, smoccolare è terapeutico ma non risolve niente. Questa squadra deve mettersi in testa che è destinata a lottare per la salvezza. Deve, allora, sprigionare passione. Il tempo dei tocchetti e degli appoggi raffinati è finito. Oggi è così.
di Luigi D'Angelo per

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