sabato 30 novembre 2013

LE TASSE CHE I "FURASTERI" NON PAGANO IN SICILIA

CONSIDERAZIONI DI UN SICILIANO ALL'ESTERO

In Sicilia ai tempi del vicereame spagnolo, comunque Regno di Sicilia, una legge siciliana stabiliva che nei
confronti di coloro i quali non avessero ottemperato al pagamento delle imposte sui redditi dei feudi o quant’altro, si sarebbe proceduto all’incameramento dei beni oggetto delle imposte. Personalmente sono venuto a conoscenza di un paio di fatti storici, uno occorso nel ‘500 e l’altro duecento anni dopo. Il primo fatto avvenne nei confronti di Don Cesare Lanza, padre della Baronessa di Carini, tristemente trucidata per i tradimenti nei confronti del marito Barone La Grua Talamanca. Don Cesare Lanza non avendo pagato le imposte, uccide due deputati che stavano provvedendo all’incamerazione dei suoi beni. Dopodiché fuggì e si mise agli ordini di Carlo V d’Asburgo e combatté nei Paesi Bassi per sfuggire all’arresto. Il secondo fatto successe durante la prima parte dell’epoca borbonica per un feudo appartenente alla famiglia Settimo, il feudo di Cammaritini che venne incamerato e successivamente messo all’asta. Lo stesso feudo venne riscattato all’asta sempre dalla famiglia Settimo. Questo feudo di Cammaratini essendo titolato come principato, ed avendo la possibilità di trasferire il titolo nobiliare, il nobile Marchese di Giarratana Traiano Settimo Calvello e Averna, chiese di trasferire il titolo al feudo di Fitalia ottenuto nella seconda metà del 400 tramite il matrimonio dell’ultima erede Laura Calvello con Simonetto Settimo figlio del banchiere pisano Antonio che aveva già acquisito il Marchesato di Giarratana facente parte della Contea Di Modica. Il nuovo principe di Fitalia fu padre di Don Girolamo Settimo Naselli e del più conosciuto Ruggero Settimo, contro ammiraglio e ministro nel 1812, 1820 e capo del governo Siciliano del 1848-49. Io sono nato in questo feudo che adesso è il comune di Campofelice di Fitalia fondato dal Principe Don Girolamo nel 1811 che perorò causa presso l’intendente Tommasi che si stava recando nella Contea di Modica per provvedere all’incameramento del feudo per le mancate tasse versate! (L’intendente era accompagnato dall’agronomo Balsamo, non certo il conte Cagliostro). 

Molte società italiane e straniere operano in Sicilia ma hanno sede legale altrove. Perché non c’è una commissione d’indagine su queste società che operano in Sicilia e lucrano altrove, ma in Sicilia risultano fantasmi? Così potremmo fargli pagare le tasse. La mia proposta odora di ancient regime, ma a noi Siciliani tutti sti “simpatici” furasteri qualcosa in tasse non ce lo possono lasciare? 
Un siciliano emigrato in Germania mi ha riferito che dalle parti di Gioiosa Marea operano vari villaggi turistici appartenenti a società continentali che portano turisti certamente nell’isola, ma i profitti sono soggetti a tassazione “lumbard”. Il personale che riceve gli stipendi più non è siciliano né residente. Le mansioni basse sono chiaramente svolte da conterranei se non i classici extracomunitari. In definitiva “location” sicula, sole siculo, mare siculo… mangiare importato salvo verdure fresche a km 0 se ci sono. Tutto il resto tassato a beneficio di amministrazioni locali continentali. Abbiamo una classe dirigente, sia politica che economica, asservita alle varie “confraternite” un po’ sorda agli interessi del Popolo Siciliano, orba “nel non vedere” siti produttivi in Sicilia che lucrano altrove “benefit” da questo traffico, e muta nel non reclamare possibili entrate fiscali rivenienti da questo “lucro” da stabilimenti o sedi nel territorio siciliano in spregio ad una legge costituzionale. 
A che serve lo Statuto dell’Autonomia Siciliana? Non ci avete mai fatto caso che il termine “autonoma” viene sempre evidenziato nelle altre regioni speciali, mentre in Sicilia “si lu skurdaru”? 
Ho altri “pensierini” ma debbo essere onesto, avendo un’attività lavorativa “abroad” e di conseguenza impegni familiari per il bene dei figli che studiano Oltralpe, attualmente non mi posso consentire un impegno proficuo per il bene del nostro Popolo. Chi mi conosce sa che non ho mai nascosto il mio essere siciliano, almeno ho i miei meriti personali e non ho mai disconosciuto gli “errori” e le “malefatte” dei nostri conterranei, e riconosciuto le ragioni alla base dei tanti vituperi e improperi che subiamo noi emigrati in primis e l’onestà della nostra gente che ancora abita nella propria terra. Pertanto i miei “pensierini” potrebbero rimanere nel mio libro dei sogni, forse è meglio così. Certo il problema sarebbero “le pecunias”, perché tornare in Sicilia senza avere una fonte di reddito,anche se adesso avrei potuto essere già in pensione, che mi consenta un’autonomia o indipendenza senza addumannari a nuddu, sarà difficile impegnarmi. Le cose vere nascono dal basso, anche se qualche albero potrebbe dare riparo e nutrimento a tanti, sono le sue radici che lo fanno crescere, a noi ci mancano coloro che sanno trovare la vera linfa…. Purtroppo chi potrebbe si nni va… rimarrà a loro nella memoria la sua lontana terra… ma altrove avrà il suo futuro. Voglio solo tornarmene in Sicilia solo per dare una possibilità di un futuro ai miei figli come a tanti giovani siciliani… non mi interessa altro, la ruota “Bharat” dei nostri cugini indiani sta girando anche per me. Il Vangelo lo lessi 12 volte durante le messa, poi xinní di l’altari un sacerdote con nome di un profeta che unse un futuro re, e mi dette un paio di timpuilati perché non seguivo la liturgia della messa in lingua greca! Non ho mai smesso di leggere di tutto… (anche i giornali siciliani all’inizio dell’ottocento che erano in rigenerazione in quel monastero). Ma le mie magnecole (magnetismo molecare) purtroppo sono radioattivamente “siciliane”.
Di Rosario Brancato per www.siciliainformazioni.com


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