venerdì 15 novembre 2013

LA VITA OLTRE LA MORTE. IL COMA, UN FILO SOTTILE TRA SPERANZA E RASSEGNAZIONE. POI UN VAGITO, 5 VITE SALVATE.

MIRACOLI DI VITA E DI SOLIDARIETÀ. PROTAGONISTA UNA GIOVANE MAMMA DICHIARATA CLINICAMENTE MORTA MA TENUTA ARTIFICIALMENTE IN VITA PER PURO "RISPETTO" VERSO LA VITA UMANA. RARI CASI DI ALTRUISMO. 

E' un caso quasi unico al mondo quello che si è verificato a Debrecen, in Ungheria: i medici del Centro
Medico Universitario per la Scienza della Salute sono riusciti infatti a far nascere un bambino da una mamma, che si trovava da novanta giorni in coma ed era stata dichiarata clinicamente morta, ma tenuta in vita artificialmente. E' nato prematuro, ma adesso sta bene ed è a casa. Protagonista della straordinaria vicenda è un bambino nato con taglio cesareo nel luglio del 2013 con il peso di 1420 grammi. E, miracolo della solidarietà dopo il miracolo della nascita, come rende noto l'ambasciata ungherese in Italia, le funzioni vitali della donna di 31 anni sono state mantenute per due giorni dopo il parto in modo da poter prelevare, con il consenso della sua famiglia, i suoi organi e donarli ai pazienti in attesa. E' accaduto al Centro Medico Universitario per la Scienza della Salute di Debrecen, in Ungheria. La famiglia non vuole rivelare la propria identità e il padre e i nonni del piccolo chiedono ai media la massima discrezione nel rispetto dell'interesse del bimbo che sta crescendo serenamente a casa. La donna di 31 anni, che era incinta di 15 settimane, era in casa quando in seguito ad un ictus ha perso conoscenza. Dopo essere stata ricoverata in ospedale, la donna è stata immediatamente operata. Anche se l'intervento è riuscito, non ha più ripreso conoscenza ed è caduta in coma. Dichiarata clinicamente morta, è stata sottoposta a ventilazione artificiale per mantenere i suoi organi in funzione. Gli esami cui è stata sottoposta hanno mostrato che il feto non solo era in vita, ma si muoveva attivamente. La famiglia e i medici sono arrivati alla comune decisione che avrebbero combattuto per la sopravvivenza del neonato. Pur dovendo superare innumerevoli problemi medici il team è riuscito a far sviluppare il feto nel ventre della madre. A partire dalla 20 esima settimana le infermiere hanno iniziato a parlare al feto e a chiamarlo per nome. La famiglia lo visitava regolarmente. Il padre e le nonne accarezzavano il ventre della madre e parlavano col bimbo. La radio era accesa tutto il giorno per far sentire al feto voci umane e musica. Nel luglio 2013, nella ventisettesima settimana di gravidanza e, novanta giorni dopo che la madre era in coma, il bambino è nato con taglio cesareo e ha emesso il primo vagito. I medici e la famiglia hanno deciso di donare gli organi della madre per aiutare altre persone. Novantadue giorni dopo il coma sono stati prelevati dal corpo della donna gli organi che hanno salvato altre cinque persone. Il bambino è stato dimesso dall'ospedale in ottobre ed ora è a casa.
Fonti tmnews e gazzettadelsud, immagine grafica siciliaunopolis

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