martedì 5 novembre 2013

I MIGRANTI DI SELINUNTE CHIEDONO LO STATUS DI RIFUGIATI. DALLA PROTESTA PACIFICA A LA SASSAIOLA

Una decina di migranti, richiedenti asilo, ospiti a “La Locanda dei locandieri”, il centro di accoglienza di
contrada Latomie, a Selinunte, gestito dalla cooperativa “Insieme”, continuano a chiedere di essere ascoltati dai funzionari che si occupano del rilascio dello status di rifugiati. Dopo la terza protesta pacifica, ieri pomeriggio, hanno rotto stoviglie ed una vetrata della struttura, dove attualmente si trovano circa 120 persone. Poi hanno lanciato sassi anche contro i dipendenti della cooperativa. Sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri e la protesta è presto rientrata. Fortunatamente non si sono registrati feriti. La loro protesta era iniziata pacificamente venti giorni fa. Sui cartelli, fatti con mezzi di fortuna, scrivevano: “We are in darkness” (Noi siamo nell’oscurità). La prima manifestazione l'avevano inscenato con un corteo che da Selinunte li ha visti marciare per una decina di chilometri sino a Castelvetrano, poi la settimana scorsa un sit-in in una via principale della città a pochi metri dalla caserma dei carabinieri. La loro principale richiesta riguarda lo snellimento delle pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato. La protesta finora pacifica ieri si è trasformata in una sassaiola. I facinorosi sono sempre la stessa decina di migranti che, non c’entrano nulla con gli sbarchi degli ultimi mesi. Vengono da vari Paesi, Sudan, Nigeria, Pakistan, Etiopia, Senegal, e alloggiano da circa 4 mesi al centro di accoglienza di Selinunte, ospiti della cooperativa “Insieme”. La stessa che li ha fatti partecipare nell'agosto scorso ai progetti, finanziati dal Ministero dell'Interno, “Spiagge a colori” e “Piazze a colori”, che hanno impiegato 30 immigrati per la pulizia delle spiagge delle frazioni balneari e degli spazi verdi della città. Ma loro si sentono abbandonati a se stessi. Uno di loro ci spiega che per il lavoro fatto nel mese di agosto i soldi non sono ancora arrivati e che comincia a scarseggiare anche il cibo e il vestiario, per non parlare di altri servizi. Lamentano che dopo oltre tre mesi, nonostante il loro gruppo sia stato identificato avendo richiesto asilo politico, il visto non sia ancora arrivato. Chiedono allora di poter frequentare una scuola, e comunque di poter vivere dignitosamente. Un senegalese precisa che le loro proteste pacifiche non sono state ascoltate e quindi per farsi sentire hanno organizzato la sassaiola. "Se proprio non vogliono riconoscerci lo status di rifugiato - commenta il pakistano - e vogliono mantenerci qui, almeno diano servizi adeguati, cibo di qualità e vestiti puliti".

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